Anni fa, lungo la strada per Damasco (o forse nel salotto di casa mia, più probabilmente), un non più tanto giovine uomo rimase folgorato da una serie animata che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto essere indirizzata a un pubblico di bambini, ma che, in realtà, nascondeva qualcosa di più: Ben 10.
Ok, calmi tutti, fermi con l’indignazione! «Ma è un cartone per ragazzetti» direte voi, e su questo non posso che darvi ragione: lo stile grafico e l’età dei protagonisti possono lasciare basiti, ma in fondo non è la prima volta che un bambino è il protagonista di una serie apprezzabile anche da adulti, basti pensare a Capitan Marvel della DC (Ops! Shazam!). Questo poi vale praticamente solo per la prima stagione, il Ben 10 classico, perché il successo del progetto è in parte dovuto alla sua progressione cronologica à la Harry Potter, in cui i protagonisti crescono di serie in serie.
La trama di Ben 10 è molto semplice e divertente. Invece di parafrasare l'articolo di wikipedia fingendo che sia farina del mio sacco, incollerò direttamente la sinossi e chi si è visto si è visto: «Benjamin "Ben" Tennyson, un ragazzino di dieci anni, amante delle avventure, dei fumetti e di tutto ciò che è "anormale", si appresta entusiasta, una volta terminata la scuola, a trascorrere una lunga e avventurosa vacanza, in campeggio con il camper del nonno Max; ben presto però il suo entusiasmo scema, scoprendo che la dovrà trascorrere insieme all'odiata cugina Gwen; la scoperta risulta fastidiosa per entrambi, ed è immediata causa di litigi a cui Max cerca di porre fine. Alla fine gli animi si calmano e nonno Max riesce a portarli a visitare una foresta, ma i due cugini rimangono astiosi fra loro, e la cena naturalistica preparata da nonno Max, a base di larve cotte, contribuisce a peggiorare il clima, tanto che Ben se ne va a fare un giro per la selva.
D'un tratto Ben osserva una luce verde precipitare al suolo; vinto dalla curiosità va subito a vedere e all'interno di una sorta di guscio trova un oggetto simile ad un bracciale con annesso orologio, il quale, animato di volontà propria, si attacca immediatamente al braccio di Ben. Ben cerca invano di rimuoverlo e, armeggiando, preme per errore un pulsante che lo trasforma all'istante in un alieno di fuoco (che poi chiamerà "Inferno")».
E qua parte la gara delle citazioni! Infatti il giovane protagonista, non disponendo di un manuale che spieghi come cavolo funzioni quello che lui chiama “l’orologio”, si trova a dover controllare trasformazioni apparentemente casuali, scoprendo spesso per caso le altre capacità dello strumento, come ad esempio quella di poter aggiungere nuovi alieni alla collezione.
A questo punto l’allegra famigliola girerà per l’America combattendo minacce di vario tipo, solitamente di origine aliena, e un po’ alla volta verranno svelati i segreti della famiglia Tennyson e si creeranno le basi per un mondo eterogeneo e in continua evoluzione, con l’aggiunta di rivali (come il fantastico Kevin 11), alleati inaspettati, cospirazioni e momenti d'intimità familiare.
E fino a qua stiamo andando molto sul classico, ma, come potete evincere dal titolo, vorrei attirare la vostra attenzione sul "nonno" di Ben 10. Provate a osservare questa immagine per qualche secondo.
Non vi ricorda niente? Davvero? E se vi scrivo H-E-R-O? Niente? Niente-niente? MALE.
Male perché sto parlando di una delle serie più assurde, ma allo stesso tempo più belle, di sempre della DC comics: Dial H for Hero.
Per i profani, vi faccio un breve riassunto: un ragazzo viene in possesso di un quadrante telefonico (e qui la generazione nata prima degli anni Novanta rischia la lacrimuccia) e, ogni volta che vi digita sopra "HERO", si trasforma in un supereroe diverso.
PUNTO. Di una semplicità unica. Il bello stava in un solo piccolo, ma fondamentale, dettaglio: l'eroe era sempre diverso e solitamente il suo aspetto fisico e i suoi poteri erano in genere totalmente fuori di cocomero. Qui non si sta parlando di vista a raggi X o di volo, ma di gente come King Candy, dotato di armi quali il lazo di liquirizia, le bombe leccalecca e le taffy twists (difficilmente traducibile).
Ben 10, in un gioco di rimandi, ha chiaramente tratto ispirazione da questa serie, ovviamente puntando molto di più sulla fantascienza e sugli alieni e creando un mondo coerente e dinamico che funge da sfondo per un road trip all’americana, le cui tappe sono scandite da una nuova trama avventurosa.
Insomma, qui si sta parlando di un classico che più classico non si può, dove abbiamo tutti gli stereotipi delle serie televisive e supereroistiche americane anni Settanta-Ottanta amalgamate in un prodotto per bambini che comunque ha l’ambizione di voler accompagnare il suo pubblico fino all’età adulta; in poche parole stiamo parlando dell’equivalente fantascientifico, con una strizzata d’occhio ai fumetti americani mainstream, di Harry Potter, con una sola sostanziale differenza: il protagonista non è un eletto o un prescelto, ma un poveraccio che si è trovato in questa situazione per errore, spesso facendo fatica a controllare un orologio che ragiona sempre di testa sua (a qualcuno viene in mente Ralph Super Maxi Eroe?). Personalmente trovo più facile immedesimarmi con un protagonista umano e un po' sfigato, anche se può sembrare una predilezione un po' farlocca.
Haters gonna hate, certo, ma fatevi un favore e accendete la televisione (o il mulo), spegnete il cervello e godetevi quei venti minuti di intrattenimento che, soprattutto con queste calure estive e con queste ferie che ferie non sono “perché tanto si deve stare a casa perché soldi non ce ne sono”, aiutano poi ad apprezzare opere un po’ più da adulti (no, non sto parlando dei film di Russ Meyer).
Per preparare il campo all'articolo di settimana prossima su DIAL H, vi propongo un supermega concorso estivo: descrivete un eroe nella sua interezza (nome in codice, costume, aspetto fisico, poteri) e i 3 più ficozzi verranno pubblicati sul sito, con un’illustrazione per ognuno di loro creata per l'occasione.








