lunedì 10 dicembre 2012

Lettera aperta a Scott Summers

Scotty, Scotty, Scotty, che dobbiamo fare con te? Di tutti i personaggi degli X-men originali, sei quello più detestato e di sicuro con più problemi.
Tralasciando la solita storia del mutante come diverso e come tale discriminato (attenzione anche qua, la metafora sul razzismo non regge per niente se contiamo che nell’universo Marvel abbiamo potenziati di tutti i tipi: com’è possibile che sia socialmente accettabile uno in calzamaglia che spara tele e ha evidenti capacità superumane mentre uno che cura il cancro con le lacrime solo perché si chiama “mutante” deve essere rinchiuso? Mah), di sicuro sei uno con qualche tara.
Partiamo dalla tua vita sentimentale: ok, ragazzo mio, noi tutti abbiamo le nostre perversioni, ma proprio il feticismo per le telepati ti dovevi scegliere? Se consideriamo i rapporti più duraturi che hai avuto, ovvero Jean Grey, Madelyne Pryor (che è un clone della tua ex ragazza per giunta) ed Emma Frost, non possiamo non notare un piccolo particolare: tutte e tre leggono nel pensiero. 
Cioè, già stare normalmente in coppia con qualcuno è un dramma, ma con una che ti legge nel pensiero è una tortura, penso che sia paragonabile a una forma estrema di masochismo, non ti potevi trovare qualcosa di diverso? Magari una che ha il potere di ingigantire le cose, e sappiamo che ne hai bisogno dato che il costume non lascia spazio all’immaginazione.
E poi tutta 'sta boria? Sì, l’abbiamo capito che sei il pupillo di Xavier, ma fattelo dire, giovine: hai un potere del cazzo! Wolverine, quello sì che è uno tosto ( è non è un caso che Jean Grey lo avesse capito), lui non può morire, ha dei supersensi e artigli. Ripeto: artigli! Tu che hai? Quando apri gli occhi spari un raggio rosso che non fa neppure calore, semplicemente spinge via le cose o le persone, e in aggiunta non puoi mai disattivarlo, obbligandoti a tenere sempre un visore di quarzo rubino che, in qualche modo non chiaro alla fisica moderna, riesce ad assorbire l’energia e permetterti di non far saltare la testa ai tuoi amici.
Domanda:  ma se il raggio è di colore rosso ed è sempre attivo, tu come diavolo fai a vedere? Deve essere un dramma guidare e, se consideriamo che uno anche con una lieve forma di daltonismo non può fare il pilota, tu e i tuoi amici dovete avere un inconscio desiderio di morte visto che il Blackbird lo porti sempre te (certo, a Wolverine, che è obiettivamente un figo, non gliene può fregare di meno).
E poi anche la tua cultura, perdonami tesoro, deve essere estremamente deficitaria: un ciclope non è una creatura con due occhi che spara raggi ma un mostro dalla bassa intelligenza, di dimensioni enormi e monocolo, quindi il nome di battaglia mi sa che lo hai proprio padellato.

Dopo aver praticamente sigillato i pochi mutanti rimasti dopo lo scherzetto del M-day in un’isola e averli comandati come un tiranno folle, dopo aver creato un gruppo di sicari noto come X-force, dopo essere diventato una specie di maniaco del controllo (tipico dei masochisti), ti sei anche ingollato la Phoenix Force e sei diventato una specie di dio della distruzione; strano, non era mai successo prima, giusto? Ah no, la tua ex ragazza, sai quella morta, quella che era diventata la Fenice Nera e voleva distruggere il mondo, te la ricordi? Quella che ogni volta tiri fuori  con un tono da emo, piangendo calde lacrime e che hai tradito con Emma Frost (e non mi dire che il pensiero con conta perché fare sesso virtuale con una telepate credo non sia la stessa cosa di un lavoretto di mano davanti al pc)?


Ti sei imbevuto di un potere distruttore, hai ucciso il tuo mentore, hai condannato i mutanti ad altri anni di odio e dopo tutto questo sei ancora convinto che in fondo in fondo hai vinto? Un consiglio: quando pure Magneto dice che hai esagerato, pensaci un secondo.
E poi ragazzo mio, anche con Xavier avevi un rapporto morboso, da manuale di psicanalisi, sempre lì a cercare di mostrare quanto eri bravo, quanto ci tenevi ai mutanti, quanto credevi nel sogno e alla fine, quando hai scazzato e te lo ha fatto notare, che hai fatto? Lo hai freddato! Cioè, come se io ogni volta che torno a casa sbronzo prendessi una pistola e facessi fuori la mia famiglia (dovrei avere un albero genealogico molto ampio o dopo una settimana  rimarrei senza nessuno), insomma, non si fa così!

E poi 'sta passione per i mutanti malvagi? Cioè esci con la precedente regina bianca del club Infernale, che come intuirai dal nome non è una branca delle orsoline, e uno dei tuoi migliori amici è Magneto, un tizio che voleva estinguere gli umani, e ti lamenti che la gente ti reputa male?
Hai talmente superato i limiti che ti hanno abbandonato per fondare una scuola per adolescenti con Wolverine! Uno che faceva l’assassino è stato reputato più adeguato a gestire degli adolescenti di te, questo avrebbe dovuto farti pensare e invece no, “Io ho ragione e voi tutti andate affanculo! Il pallone è il mio e non si gioca più”.
Caro Scott non ti preoccupare, ché tanto la Marvel ti recupera, se hanno recuperato Tony Stark lo possono fare con tutti, magari daranno la colpa alla possessione che hai subito da Apocalisse – possessione ti auguro solo mentale – e alla fine dopo un straziante ricongiungimento con Jean Grey, che tanto lo sappiamo prima o poi torna dalla morte, tornerai a guidare i tuoi amici nelle loro mirabolanti avventure contro il pregiudizio e la cattiveria di un mondo di persone normali, che ingiustamente si difendono contro gente che può far saltare in aria le loro case, causare terremoti, invertire i poli magnetici terrestri, alterare i loro pensieri e diverse volte ha rischiato di distruggere la terra.
Un ultimo consiglio: le notte in cella sono solitarie, lo so, ma ricordati che non sappiamo che effetto può avere la miopia sul tuo potere, quindi stai molto attento a non far piangere san Luigi (e per chi non coglie la citazione dico solo due parole: Amarcord e Fellini).


Stay hungry, stay foolish, stay nerd!

sabato 8 dicembre 2012

Spoiler alert - le uscite della settimana



Le ultime novità dall’America fresche fresche per voi lettori!



E così da un po' di mesi abbiamo avuto una forte rivoluzione in Lanterna Verde: Hal Jordan è finito prigioniero insieme a Sinestro nell’anello di Black Hand, abbiamo una nuova Lanterna Verde, Guy Gardner non è stato cacciato dal corpo e non ci sono più le Lanterne Alpha. Tutte novità legate al progetto dei Guardiani e al loro nuovo esercito di mostri, la Third Army, creature prive di emozioni in grado di contaminare gli altri e renderli identici a loro, proprio come un virus. Questa settimana in Red Lanterns, Atrocitus scopre questa minaccia e l’unico modo per affrontarla è trovare un esercito di creature non organiche e quindi immuni alla contaminazione: i manhunter, gli stessi che hanno distrutto il suo pianeta natale e dato origine alle 5 inversioni e di conseguenza alle Lanterne Rosse.





In Amazing Spider-Man 699 il povero Peter deve affrontare un enorme problema: il dottor Octopus sta morendo e ha scambiato la sua mente con quella del tessiragnatele, lasciandolo in un corpo che ha poche ore di vita e in una prigione di massima sicurezza. Il buon Parker sfrutta le conoscenze del dottore per evadere, ma il tempo stringe e la compagnia di supercriminali grazie a cui è fuggito si mostrerà affidabile?


Con Marvel NOW la Casa delle idee apre diverse nuove serie dopo Avengers vs X-men: il mondo dei mutanti e quello dei vendicatori si unisce con Uncanny Avengers e A+X, abbiamo il ritorno degli X-men del passato in All New X-men, un Hulk che lavora per lo Shield in Indestructible Hulk, il Legione figlio di Charles Xavier ha una sua serie regolare in X-men Legacy, una nuova serie dei Thunderbolts con alla guida il generale Ross e altre novità che vedremo con il tempo. 
Ultimate Comics Ultimates chiude la storyline dell’Hydra e del figlio di Thor e nel 18.1 possiamo assistere a una nuova aggiunta nella serie: Iron Patriot, questa volta con Tony Stark alla guida dell'armatura invece di Norman Osborn.

Swamp Thing & Animal Man continuano la saga di Rotworld: se Swampy si trova a Gotham City insieme a una Barbara Gordon dotata del siero di Man Bat, il nostro eroe del “rosso” si trova a salvare una Lanterna Verde intrappolata a Metropolis.

Death of the Family continua con un Joker sempre più violento e pericoloso: dopo aver catturato Alfred e spaventato a morte Harley Queen, Mr. J rapisce la mamma di Barbara Gordon e, non si sa come, fa sparire Red Robin e si prepara a dare la caccia a Jason Todd.










E con questo chiudiamo, per il momento That’s all nerds!


venerdì 7 dicembre 2012

Skrillex Quest - Spade, drop e amore


Skrillex è un tipo indubbiamente capace di polarizzare le opinioni dell'interwebs.
C'è chi lo adora morbosamente e chi, insomma, 'ndo vai co' quei capelli, vestiti a modino.
Metà del globo si muove al ritmo dei suoi successi, mentre l'altra metà ne sottolinea lo spessore culturale da carta velina e lo scherza per il suo fare timidamente aggressivo.

Diciamo che scherzarlo viene anche facile, tutto sommato.
L'unica cosa che vede tutti concordi quando si parla di Sonny Moore è il suo indiscusso amore per i videogiochi. Le sue tracce dubsteb, piene di wub-wub e drop e ragazze a cui è concesso urlare frasi sconnesse in cambio di prestazioni sessuali, nascondono spesso suggestioni prese di peso da motivetti delle ere 8 e 16 bit come Shinobi o R-Type.
E quasi naturale che il giovane produttore sia stato prestamente adescato da colossi internazionali del videogioco per musicare i loro prodotti, dal promo di Uncharted 3 fino al tema di Syndicate. No, non quello bello della compianta Bullfrog, l'altro, quello là bianco smarmellato con la telecamera in soggettiva che chiede costantemente pietà.

Suo un cameo nel nuovo film d'animazione Disney, Ralph Spaccatutto. Forse fa la ciliegia di Pac-Man, chissà.





Non solo, tale è ormai l'influenza di Sonny nell'industria videoludica che non puoi far uscire nemmeno il trailer di un simulatore di intolleranza al lattosio senza che parta un pezzo dubstep. O peggio: un remix dubstep.



Argh.

Era ovvio che qualcuno nell'entourage di Skrillex, dopo una nottata di bagordi a base di vodka e pretzel stantii, decidesse di sfruttare commercialmente la sua passione per gli sprite e i mostri.
E quindi siamo qui riuniti oggi per spippolare gioiosamente su Skrillex Quest, un simpatico videobalocco che presenta al grande pubblico una selezione di brani del diggei americano.



In Skrillex Quest, un clone magrolino di Link si trova a fronteggiare un avversario inaspettato, ben diverso dal solito re facocero amato di tridente; a mettere a repentaglio l'esistenza stessa del gioco e dei suoi abitanti è semplice ma letale polvere incastrata fra i connettori della cartuccia. In un mondo devastato dall'incuria e divorato da glitch, l'eroe dovrà trovare la sua principessa prima che il solo microcosmo che conosce cada a pezzi intorno a sé.
Si tratta di un'avventura dalle tinte fosche, mossa dal disperato e dolce istinto di sopravvivenza di creature tanto digitali quanto vive e ravvivata dalle musiche di Skrillex, stranamente adatte alla sua atmosfera intimista.



E com'è? Interessante. Non divertente, santiddio no, ma interessante.
Non solo per lo stile che ricorda fortemente quella perla di Sword and Sworcery, ma anche per la mano autoriale dietro al progetto, il Jason Oda reso famoso da Emogame e Nothing's gonna stop me now.
Come per le altre creature di Oda, l'aspetto meramente ludico è poco più di un abbozzo – per giunta reattivo come uno stomaco dopo una calamarata alle due di mattina – che serve come cornice interattiva alle tante invenzioni visive e sonore che dettano il ritmo dell'azione.
Nonostante sia un tributo lisergico al primo Zelda per NES, Skrillex Quest vuol parlare del senso di perdita, della morte, della ciclicità del destino e delle capacità taumaturgiche della musica. Riuscendoci quasi sempre, spesso senza bisogno di parole. Roba che Kojima, ti prego, prendi appunti.

Dal mio punto di vista si tratta di un advergame insospettabilmente di qualità, capace di reggersi sulle sue gambette pixellose anche senza l'ingombrante figura di Skrillex. Dategli una possibilità e fatemi sapere nei commenti, mi raccomando.
E preparatevi alla fine del mondo: settimana prossima vi farò conoscere Mutombo.


[Link a Skrillex Quest]

giovedì 6 dicembre 2012

Apocalisse Nerd: i Maya ci avevano previsti



I Maya potrebbero aver avuto ragione.
Che immani cataclismi quali lo slittamento della crosta terrestre, l'interruzione del moto rotatorio del globo, l'inversione dei poli magnetici e chi più ne ha più ne metta, possano verificarsi da qui a un paio di settimane senza che la comunità scientifica ne abbia avuto qualsivoglia sentore è talmente improbabile da essere statisticamente impossibile.
Altrettanto improbabile è un'apocalisse zombie, in quanto, ahimè, è estremamente arduo che una qualche forma di microrganismo venga investita dei poteri risanatori propri di personaggi come Gesù o il Drago delle Sette Sfere. Gli organismi morti non funzionano più, credeteci (e ve lo dice, con mestizia, uno che ha giocato per quindici anni il necromante, per cui potete fidarvi, che ho già ampiamente verificato).
Neppure un'epidemia su scala mondiale parrebbe alle porte (anche se in effetti da settembre a oggi ho già preso il raffreddore per ben tre volte…).
Per finire, tutto fa ordinatamente schifo come al solito, e i Grigi, che manovrano gli Illuminati, che manovrano il Gruppo Bilderberg, che manovrano le banche e i governi, che manovrano i poveri stronzi come noi, possono dirsi serenamente soddisfatti dell'andamento delle cose, quindi anche una guerra su scala mondiale, almeno per un mesetto ancora, si può ragionevolmente escludere.
Ma, come Eddard Stark ebbe modo di dire al fratello Benjen, tutto ciò che viene prima della parola "ma" non conta niente.

MA.

Ma il mondo va a rotoli, e con "rotoli" si intendono "succinte signorine che praticano un antico mestiere a latere della carreggiata, principalmente in orari notturni".
Non starò qui a elencare tutte le cose che non vanno e a spiegarvi il perché, partendo dal sistematico lavaggio del cervello mediatico per arrivare ai complotti sul Nuovo Ordine Mondiale, passando dalle infinite teorie complottiste (che ancora fino a qualche anno fa facevano sorridere e ora sempre meno), dalle crisi mondiali progettate a tavolino, dalla triste e disperata mediocrità dell'uomo comune che china il capo, assorto nella riparazione quotidiana dello steccato del proprio giardinetto.
Non sprecherò il mio e vostro tempo a pontificare sull'ecologia: i soldatini di Capitan Planet riescono a starmi sui coglioni pur avendo la piena ragione.
Non menzionerò neppure diritti civili e sociali, politici corrotti e malgoverno, fame, pestilenze e carestie (per chi fosse interessato all'argomento, mi invii un PM che gli do l'indirizzo del baretto sotto casa, dove potrà trovare un team di esperti pronti a fugare ogni suo dubbio e colmare ogni sua lacuna in merito).
No, non parlerò di tutto questo. Non ne parlerò perché, qualora follemente decidessi di farlo, morirei di vecchiaia nel tentativo. Ma, soprattutto, non ne parlerò perché non ce n'è bisogno, perché lo sapete già.
Io parlo a tutti voi, che leggete e che leggerete, a quelli come voi, e come me, che, da quando sono nati, spippolano con mille cose per compulsione; che hanno sognato, costruito e abitato interi mondi meravigliosi; che, se sono stati bullati e scherzati a scuola, hanno poi studiato e imparato il kung fu o la chimica dei veleni; che giurano con la mano sinistra sul cuore e la destra sulla scatola rossa di D&D.
Io parlo a coloro che pensano da quando hanno memoria di sé, a coloro che si sono rifugiati spesso nella propria mente, una volta presa precoce coscienza del triste stato delle cose, a coloro che hanno sempre usato (e spesso abusato) il proprio cervello, e che non possono in alcun modo smettere di farlo, anche se sanno bene che sarebbe molto più comodo, caldo e confortante.
Quelli come noi si sono spesso ritirati nel proprio mondo variopinto e preferibile, disgustati e ben consapevoli di quel che c'era fuori, ingannando il tempo nel migliore dei modi, in attesa che la tempesta passasse.




MA.

Ma la tempesta non passa, le cose non migliorano, e i "rotoli" proliferano in ogni dove.
Ora che abbiamo i mezzi per osservare, constatiamo sistematicamente che non c'è alcun ordine delle cose. Chi si assume il compito di garantirci, facendosi emblema della nostra etica comune, non ha etica, e hai voglia a dire che "il fine giustifica i mezzi"; qui non si vede alcun fine, soltanto mezzi.
Chi si assume il compito di governare, di organizzare le cose, non solo è disonesto (cosa che, come insindacabilmente osservava il buon Nicky Machiavelli, non è da considerarsi sempre un difetto), ma è meno intelligente di noi. Ci diciamo che non è possibile, che le cose sono complesse e non abbiamo gli strumenti adatti a comprenderle, che ci sarà una precisa ragione tecnica per un dato operato, ma no, ad una analisi più attenta e accurata la realtà è inconfutabile: sono oggettivamente più stupidi di noi. Politici, alti burocrati, dirigenti, capi ufficio. L'intelligenza media è tristemente bassa. Davvero, hanno il potere di decidere, o di opporsi alle decisioni, eppure sono quasi sempre drammaticamente meno intelligenti di noi.

La fede non sembra aiutare.
Non si profila all'orizzonte alcuna Società del Loto in procinto di marciare sulle capitali da Washington a Mosca. Madre Natura, Gaia per gli amici, non pare si stia organizzando per sfoltire la razza umana, pareggiando le proporzioni tra gente in gamba e teste di cazzo. Il meraviglioso "Salto Quantico" profetizzato dai fricchettoni New Age da quarant'anni a questa parte non sembra aver intaccato la popolarità di Grandi Fratelli e Jersey Shore, e Scientology e i Mormoni sono più in salute che mai.

E allora è tempo di prendersi le proprie responsabilità.
Una cazzo di apocalisse è stata programmata entro il 2012, e se non ce la prepareranno il pianeta incazzato a suon di cataclismi globali o le potenze spirituali in un derby Paradiso - Inferno, vorrà dire che ce la organizzeremo da noi!
Perché se una cosa è certa, è che non è auspicabile che le cose procedano lungo l'attuale china.



Io vedo e profetizzo la venuta di un'armata.
In essa confluiranno molti eserciti, sventolando, sotto un sole di speranza, i propri vessilli con orgoglio.
Vedo il Joypad bianco in campo blu dei VGamers campeggiare accanto al D20 rosso in campo nero dei RPGamers.
Spiccano i volti dei più grandi eroi degli altri mondi sugli stendardi innumerevoli dell'orda dei ComicReaders, con alla testa i blasoni di Batman e Wolverine.
Nelle retrovie campeggiano le insegne dei reparti del genio, gli Occhiali Riparati con lo Scotch neri in campo bianco e il Pinguino.
Nella colonna centrale procedono ordinate le vaste truppe dei CardGamers e dei WarGamers, tenendo ben alte le bandiere dei Cinque Elementi e del Martello da Guerra.
Sulle ali, i commandos dei LARPers, poco numerosi ma devastanti e inarrestabili, si agitano impazienti sotto l'emblema della Spada e Scudo di Lattice.
E tanti e tanti altri ne arrivano, e continuano ad arrivare. E tutti, spalla a spalla, come fratelli, imbracciano le armi, fieri e pronti a combattere e morire per un ideale: l'annientamento della mediocrità e lo sterminio dell'ipocrisia.
Costoro costituiscono la più vasta e potente armata che la Terra abbia mai conosciuto e marciano compatti sotto l'emblema del Cervello bianco in campo rosso.


Questa armata non combatte per fede. Non combatte per nessuna ideologia. Non si prefigge un nuovo ordine da dare al mondo dopo la vittoria, perché, dal generale in comando all'ultimo soldato semplice, ognuno ha le proprie idee, e sono tutte diverse e brillanti.
Questa armata combatte perché si è rotta le palle di essere presa per il culo da un concilio di pupazzi mummificati e bambolotti di gomma. Perché non ha intenzione di tollerare oltre l'utilizzo di grandi poteri senza grandi responsabilità, ché, si sa, è contrario agli insegnamenti di zio Ben.
Ma soprattutto combatte, perché nessun altro si è preso il disturbo di farlo, nonostante fosse chiaro e palese a tutti che era l'unica cosa giusta e sensata da fare.
D'altronde, pare che re Artù volesse fare il contadino…
Come Loki, nella sua infinita, incompresa, astuta saggezza, spazza via un mondo di merda avviando il Ragnarok, dopo aver messo con un geniale espediente Baldr al sicuro nell'Hel, permettendogli di dare vita ad un regno di luce e perfezione a casino finito, così la nostra armata darà un bel colpo di spugna alla cancrena del pensiero che affligge il mondo di questi tempi. E dal giorno dopo ci sarà da divertirsi per tutti.

I Maya avevano ragione.
I Maya ci avevano previsti.




P.S. Ogni riferimento a nomi di blog che non fanno alcun riferimento a omonime divinità norrene, è puramente casuale.

mercoledì 5 dicembre 2012

Barbapapà e le avventure nel mondo dell'usato


L'industria ama avere i soldoni belli spiattellati sul tavolo, puliti e facili da contare. Sarebbe anche un desiderio lecito, se non fosse che ha la stessa soglia di attenzione e capacità di analisi di un gruppo di gibboni intento a rimirarsi i genitali.
Per esempio combatte la pirateria con sistemi che irritano solo gli acquirenti reali, considerato che la comunità di cracker al massimo passa due ore in più per rilasciare una versione perfettamente giocabile su piattaforme p2p.
Io debbo scrivere codici lunghi come le password dei giochi NES, installare cacca che rischia di far saltare il lettore, perdere tempo a far riconoscere la copia su internet, scaricare patch che cercano di ovviare alle copie warez, ma che nella migliore delle ipotesi mi creano confilitti di sistema. Il pirata lo gioca con meno intoppi, usa patch non ufficiali e gode della mia stessa esperienza anche un mese prima della data d'uscita ufficiale.
Intendiamoci: non è amaro rosicare verso chi pirata. A me non frega niente, ma proprio niente di quanto l'Average Joe spenda in un'attività di puro intrattenimento, spesso dal nullo valore culturale. Non viene a rubare a me, a esser sinceri in linea di principio non ruba proprio. Tutt'al più clona.
Mi fa invece arrabbiare dover pagare una percentuale tristemente alta delle mie finanze e trovarmi a dover fronteggiare angherie tecnoburocratiche senza fine.

Ma le softuer aus non erano felici di liquefarmi le parti basse soltanto così, no. «Accipicchiolina» avranno pensato «il problema che sentiamo ora, oltre alle ovvie frustrazioni di natura sessuale, è quel bruttocattivo mercato dell'usato».
Che machiavellico piano avranno escogitato per ovviare al problema, oltre al famigerato Digital Delivery?
L'online pass? Sì, anche. Chi compra nel 2012 una copia usata di un gioco con una forte componente multigiocatore, è assai probabile non possa usufruire dell'esperienza in linea senza comprarla a parte.
Ma c'è di peggio. E lo provai qualche anno fa. Per comodità espositiva, sfrutterò una simpatica e gioiosa famiglia di scamorze colorate.



Barbapapà acquista Dragon Age: Origins al prezzo di quaranta euro. In ogni copia nuova è presente il codice per sbloccare Shale, uno dei più massicci e gradassi personaggi dell'intero balocco. Barbapapà scrive con le sue gommose mani l'intera stele di rosetta sul portale Bioware e, infine, gioisamente prende a BBBUGNI quel coacervo di cliché ispirato dalla peggiore narrativa fantasy moderna.
Barbapapà arriva ai titoli di coda e si accorge che tutto sommato non è così Baldur's Gate come lo dipingevano. Si trasforma in un enorme betoniera rosa e decide di venderlo a Barbabravo.

Un gioco così mainstream, per pc, quanto può valere usato? Trenta euro? Venticinque? Barbapapà riesce a cederlo a Barbabravo per trenta euro. Il giovine installa il titolo e già smadonna in swaili: non può usare la piattaforma online di Bioware, essendo quella copia legata all'account di Barbapapà. Magari esiste un lecito modo per raggirare l'invalidante limitazione, non saprei. Per comodità facciamo finta ci sia, eliminando l'ipotesi che Barbapapà, ora un triciclo rosa, voglia privarsi del suo account. Barbabravo, per quanto già provato dall'esperienza, può ora finalmente dilettarsi con il suo acquisto.
Il gioco offline funziona egregiamente, ma vorrebbe proprio prendere a BBBUGNI tutti con il golem misantropo. Non può usare il codice nella scatola, essendo usato. Ma, con somma gioia, nota che Shale si può comprare nello store della Bioware. Per giunta al modico prezzo di quindici dollari. Cifra da scambiare in Bioware Points prima dell'acquisto, giusto per rendere l'operazione ancora più arzigogolata e sfiancante.
Per godere della stessa esperienza di Barbapapà, Barbabravo ha speso in tutto quarantacinque euro. All'incirca la cifra investita dal rosato padre per una copia nuova e integra. Il cosetto blu piange e Barbapapà diventa un gazebo rosa per consolarlo.

Barbaforte segue la scena con scoramento e, essendo noto il suo odio per i soprusi, scarica la versione pirata di Dragon Age: Origins. Nota, fra i vari files, anche la presenza di tutti i DLC a pagamento, pienamente funzionanti e paradossalmente più semplici da attivare in gioco.
«Sarà un errore» dice Barbabella. «Avran capito dopo questa debacle che è un sistema esageratamente punitivo» aggiunge Barbabarba. «L'usato fa parte dell'indotto dell'industria videoludica, non posso credere siano così miopi» afferma Barbottina. «Bau bau» chiosa Barbazoo.
Sembra tutti abbiano imparato qualcosa.

Tutti, tranne ovviamente chi i giochi li produce e li sviluppa. Probabilmente la prossima generazione di console prevederà un sistema anti-usato.
Metamorfosi chiaramente blasfeme scuotono il mondo colorato di Barbapapà.


Io, essendo dotato di una forma non modificabile se non per via chirurgica, mi accontento di nominare un numero sufficiente di santi per tirar su un musical.

martedì 4 dicembre 2012

Morte - Parte terza

The Witch's House, di Brittney Hamilton

Poggiando la mia giacca sulle sue spalle e frizionandogliele velocemente, ma con delicatezza, per scaldarla un po’: «In una notte come questa deve fare freddo anche per te…».
Si girò, velocemente ma non di scatto, stupita. I suoi occhi: spalancati; le labbra: socchiuse; il mio cuore: balbuziente.
«Ma tu…»
«Sono il fantasma del Natale passato», risposi nel tono più solenne che riuscii a ottenere, sciogliendo, neanch'io so come, ogni distanza e diffidenza in una battuta idiota.
Sorrise, chinando contemporaneamente la testa e scostandosi una ciocca di capelli dal viso, imbarazzata.
«Non per farmi gli affari tuoi, ma è tardi, buio e si gela. Dove vai?»
Scuotendo la testa, senza rialzare lo sguardo e arricciandosi nervosamente la ciocca di prima attorno alle dita che erano ancora lì: «Da nessuna parte».
«Vuoi venire a scaldarti?»
Allora sollevò lo sguardo con espressione interrogativa, insospettita e abbastanza furba, inarcando le sopracciglia.
Decisamente non mi ero espresso nel modo migliore, e neppure in uno lontanamente passabile. E, prendendone immediatamente atto, la mia lingua si annodò: «No, cioè… io non… sì, insomma… nel senso che…».
I fantasmi cominciarono a fare un gran casino e, probabilmente, arrossii.
Lei rise, un risolino breve, divertito e leggero. Fresco come l’acqua.
Ancora i suoi occhi spalancati, due buchi neri, ancora un paio di colpi persi dal mio cuore: «Sì, per favore… grazie. Sto morendo di freddo!»

La legna iniziò a crepitare e scoppiettare. Dentro il camino, dai ciocchi, ben accatastati e ormai rossi e ardenti, si levava una fiamma calda e luminosa. La stanza iniziava a riscaldarsi. Diedi un’ultima attizzata e mi allontanai dal camino.
Percorrendo i pochi passi che ci separavano da casa mia non parlammo. Camminavamo vicini, lentamente, spalla a spalla. Lei teneva la testa china e si stringeva nel mio giaccone. Era alta, sì, e anche se snella tutt’altro che esile, eppure lì dentro sembrava minuscola e piccola. Nel senso di… “piccola”.
E non tremava più.
Io me ne stavo dritto e impettito, lo sguardo fisso di fronte a me, paralizzato dalla paura di dire o fare alcunché, dalla paura di sbagliare. I fantasmi turbinavano e urlavano come impazziti, sovraeccitati.
Mi sentivo come un ragazzino alle prese con la sua prima cotta.
Di donne ne avevo avute, sì. Tante, belle e affascinanti, intelligenti, simpatiche. Ma erano loro che mi cercavano, che mi volevano, che pendevano dalle mie labbra e si buttavano tra le mie braccia. Bastava un sorriso ed era fatta. Non saprei spiegare come o perché, ma in un certo senso era come se facessero tutto i fantasmi. A me bastava stare a guardare e poi, al momento giusto, raccogliere. Erano loro che mi aspettavano.
Ma lei no. Lei non mi aspettava. Lei mi aveva guardato e non mi aveva visto; mi aveva visto arrivare senza avermi aspettato. E quindi io me ne stavo lì come un baccalà, come un imbecille che non sa che pesci prendere, come un provinante, sul palco, che ha scordato il copione.
Ad un tratto, da quel giaccone che su di lei sembrava enorme, spuntò la sua mano bianca con le punte nere. Fredda. Prese la mia, e si portò il mio braccio attorno alle spalle, rannicchiandosi contro il mio petto.
La tenni così, al caldo e al sicuro più che potevo, finché non arrivammo a casa, in silenzio.
«Hai fame?»
«No, grazie. Ma avrei proprio voglia di sedermi davanti a un bel fuoco a bere qualcosa…»
«Porto?»
«Porto!»
Mi avviai al mobiletto dei liquori, a versare il vino in larghi calici. Lei si sedette all’angolo del divano, allungando il fianco sullo schienale e accavallando le gambe, lunghe, bianche, perfette.
I due bicchieri, uno in ogni mano. Lei picchiettava delicatamente sul divano, invitandomi, quasi pregandomi di sedermi al suo fianco.
I fantasmi mi facevano impazzire, mi vorticavano attorno, in ogni direzione, urlavano, mi attraversavano in gruppo il centro del petto. Sentivo un potente flusso, una corrente di enorme intensità pervadermi il corpo. I sensi annebbiati. Vedevo il mondo come da lontano, come da fuori.
Eppure ero lì, ero totalmente lì, ero lì come non c’ero mai stato prima.
Guardandola negli occhi mi sedetti accanto a lei. Le porsi il suo bicchiere.
Senza distogliere lo sguardo, sorridendo: «A cosa brindiamo?»
«Alla vita!»
“Alla vita”. Un brindisi normale, giusto, ottimista. Mi fermai a chiedermi perché, allora, mi risuonasse come un gong nel petto e nelle tempie. Ma fu solo un attimo. Con i fantasmi che parevano presi dall’isteria, immerso del tutto in una situazione che rompeva ogni mio schema, la lucidità era un bene di cui non ero affatto ricco quella sera.
Allungai la destra: «Victor».
Mi prese la mano, lentamente: «… Tania».
Le strinsi la mano, delicatamente, mentre nella mia testa la stringevo forte tra le braccia, poggiando le mie labbra sulla sua fronte, come nella perfetta scena letta migliaia di volte in migliaia di romanzi e racconti vecchi e nuovi, che ogni volta sognavo di vivere.
«Cosa facevi, in giro da sola in questa notte di ghiaccio?»
«Non so, passeggiavo…»
«Vestita così?» Smorfia da ebete imbarazzato «Così leggera, intendevo…»
«… Forse mi ero persa.»
«Per fortuna ti ho trovato»
«Già, per fortuna. Grazie.»
«Fortuna mia, dicevo…».
Ancora guardandoci negli occhi. Sorrise.
Sorrise. Il cuore perse un altro colpo, poi due.
Poi tre. I fantasmi erano ormai impazziti. Credevo che avrebbero distrutto la casa, generato un tornado, fatto scoppiare la mia testa. Ora urlavano, quel suono, quel rumore, come una miriade di lunghi, bassi fischi sovrapposti, di tutti i timbri, di tutti i toni, mi riempiva le orecchie, mi invadeva il cervello.
Scorrevano attorno a me e nel mio corpo. Mi attraversavano e mi permeavano, fluivano violenti dentro di me. In un crescendo, una spirale esponenziale, tendente a infinito, verso l’infinito.
La vista mi si appannò, l’udito si spense, il corpo non c’era più. O meglio, sicuramente c’era ancora, ma io non lo sentivo.
Solo un attimo. Un attimo solo. Ma bastò. Li sentii.
Quel sibilo, quel rumore, quell’orgia di fischi, erano una sola frase, sempre la stessa frase, urlata senza posa, le stesse quattro parole. Loro urlavano di terrore. E non vorticavano a caso, non giocavano ad attraversarmi.
Loro si stavano aggrappando a me.
I fantasmi si aggrappavano disperatamente a me.
Solo un attimo. E capii.



[Continua]


lunedì 3 dicembre 2012

Iron Man e l'etilometro



Un giorno qualcuno ti chiederà: «Può soffiare qua dentro?» e tu, dopo un aperitivo lungo, una cena all’agriturismo e un fine serata al pub (in discoteca non ci vado, credo che se pesi più di novanta chili ti dovrebbe essere vietato per legge di ballare), pregherai san Bitter, patrono degli etilisti, che quella cicca che hai masticato un minuto prima abbia avuto l’incredibile capacità di cancellare una serata di abuso dal tuo alito (spoiler: non succede mai, neanche se ti ingolli un Arbre Magique).
Dopo che hai visualizzato un etilometro esploso, la patente ritirata, la macchina confiscata e i mesi al SerT per dimostrare che quella sera in fondo era un’eccezione, ecco, a quel punto ti prego di porti una domanda: perché io sì e Tony Stark no?

Se stiamo a guardare tutta l'epopea di Iron Man, dai suoi esordi con l’indimenticabile Mark I, l’equivalente di una Duna, fino ai più moderni modelli Extremis, veri capolavori della tecnologia, poche sono le storie riconosciute delle vere e proprie perle del fumetto. Tra queste Il demone nella bottiglia, la saga che più ha segnato il mondo dell’eroe d’acciaio dandogli una nuova e chiara identificazione: quella dello sbronzone.

Tony Stark è ricco e bello, non ha problemi con le donne e non si deve candidare al parlamento per farsi delle leggi ad personam, insomma tutti vorremmo essere come lui. Ma la cara vecchia Marvel ha una regola d’oro: “super eroi con superproblemi” e quindi lo obbligano a portare una piastra di metallo magnetica per tenere sotto controllo le schegge di metallo che gli opprimevano il cuore. Ma quando viene eliminata e con lui la supersfiga, il nostro eccentrico miliardario esce da tutti gli schemi classici della Casa delle Idee.
Che fare? Bam! Facciamo una storia di stampo sociale e diamogli il vizietto dell’alcool, trasformiamolo da simpatico playboy a trincone di periferia e creiamo una saga sulla sua redenzione. Per carità, tutto bene, gli anni Ottanta erano il periodo per storie di questo tipo, del resto si passava dall’ingenua Silver Age del fumetto alla più cupa Bronze Age, ma una domanda ci rimane: era proprio necessario trasformare un tipo che guida un macchinario capace di radere al suolo città in un simpatico beone?
Cioè, posto presupponendo che anche per prendere un Malaguti Fifty adesso hai bisogno della patente, nessuno si è posto il dubbio che forse l’armatura in mano a uno così è un pericolo? Certo, Tony si è pulito, fa le sue sedute degli alcolisti anonimi, ha promesso davanti alla statua di san Gennaro che non toccherà più un goccio, ma ciò non toglie che il tipo in questione può sparare raggi laser!
La redenzione piace a tutti, per carità, ma la Marvel sembra avere proprio una passione per il nostro miliardario preferito, tanto che dopo la Guerra civile in cui si è messo contro tutto il mondo dei supereroi causando lutti, clonando Thor, imprigionando i suoi colleghi di un tempo nella Zona Negativa e comportandosi da fascistello di periferia, basta farsi rebootare il cervello e tutto torna come prima (Civil War è stata una grande saga, il vero problema sono stati i metodi con cui si è tornati allo status quo: Spider Man che fa un patto con Mephisto, ad esempio), della serie che se Hitler avesse avuto l’Alzheimer gli avremmo dato una pacca sulle spalle e detto «Vabbe', Adolf, fa niente».



Dobbiamo proprio salvare Tony Stark? Non gli basterebbe comprarsi una villa alle Maldive, schiantarsi il fegato di Martini, fare sesso selvaggio con modelle da tutto il mondo e lasciarci vivere senza il terrore che a una cena di lavoro si faccia qualche bicchiere e spari un raudo atomico sulla scuola di mio figlio perché è convinto che sia la tana del Teschio Rosso?
Nella saga estiva dell’anno scorso, Fear Itself (soprannominata: tutti vogliono un martello), il nostro Tony un qualche goccetto se lo fa, successivamente il governo americano chiede i dati biometrici della sua armatura e, una volta scoperto il fattaccio, decidono di impedirgli di usarla. Giusto, no? È recidivo, del resto. Ma in realtà è un piano del malvagio Mandarino per eliminarlo, con il prezzolato generale USA come complice. Complice?!? Cioè questo torna a bere, lo sgamano, gli vietano l’armatura perché è un pericolo pubblico nonché un alcolista reticente e, alla fine di tutto, battuto il mandarino, torna di nuovo tutto come prima. Anzi, il buon Stark si fa una nuova armatura ancora più potente (anche se su questo potremmo parlare per delle ore) e torna a volare.
Ok, adesso so che mi direte che in fondo una possibilità di redenzione deve pure esistere e che uno non va stigmatizzato per un momento di debolezza, e magari che parliamo pur sempre di un fumetto, ma qua stiamo sfiorando il ridicolo! Che valore di insegnamento hanno queste storie? Che alla fine con la forza di volontà usciamo dai problemi e che in fondo tutti possiamo essere eroi? O che alla fine della fiera se hai un’armatura da due miliardi di dollari, un’azienda e amici nel Governo puoi cavartela come più ti pare?
Un consiglio, quindi: se avete intenzione di andarci giù pesante una sera, lasciate pure a casa la vostra Panda, procuratevi un mezzo d’assalto, armatevi fino ai denti e poi scoppiatevi di amari; quando la polizia vi fermerà per l’odioso controllo della patente, mostrate loro il vostro equipaggiamento e ditele: «Non potete fermarmi, sono un supereroe, devo salvare il mondo!».
Di sicuro avrete delle belle sorprese o forse verrete crivellati di colpi, ma sempre meglio che farsi ritirare la patente, credetemi!


Stay hungry, stay foolish, stay nerd!

venerdì 30 novembre 2012

Critica impietosa del Fantastico e dei sinistri stradali

Oggi sono estremamente irritato.
Il grado di tedio e molestia sottopostomi dal mondo circostante sta raggiungendo livelli di guardia e portando il mio umore in fastidiosa e pericolosa prossimità della stizza.
Insomma, mi gira il cazzo.
Per questo motivo, oggi vi ricorderò perché noi amiamo il Fantastico, e voi ve ne starete buoni buonini in silenzio ad ascoltare, ché uno stormo di schiaffi è già in formazione sulla pista di decollo…

La dichiarazione ufficiale che rilasciamo alle conferenze stampa quando ci chiedono perché amiamo il Fantastico si avvicina, grossomodo, a: «È uno stimolo costante per la fantasia, ci permette di metterci continuamente alla prova, di tenere vivo e accrescere il nostro lato creativo. Ci sono inoltre un sacco di studi che dimostrano come l'utilizzo reiterato della parte creativa del cervello renda più brillanti e capaci di far fronte a ogni situazione, sviluppi il pensiero laterale, bla bla bla».
Sì, vero, inopinabile e incontrovertibile. Tuttavia, le ragioni più profonde sono quelle più taciute.
Noi amiamo il Fantastico, noi br-amiamo il Fantastico perché è la nostra valvola di sfogo, il nostro rifugio sicuro, la nostra camera iperbarica di compensazione. Nei casi più gravi, il nostro sedativo che ci previene dal divenire, a ragion veduta, folli dinamitardi o perfetti assassini seriali di natura rettile.
Il punto cruciale della questione è che il mondo ha la disdicevole propensione a risultare frustrante, tarpante, gretto e sbilanciato. Non troppo dissimile dalla quarta edizione di diendì, ma spogliato anche di quell'ultima vestigia di colore che l'inqualificabile MMO cartaceo succitato si sforza debolmente di mantenere.

Ambientazione base da arredare a piacere

Immaginate un baldo giovinotto creativo, con una solida e aurea visione, che voglia realizzare qualche mirabile opera di ingegno capace di portare un po' di luce nei cuori e nelle menti dei suoi complanetari. Ve lo figurereste avanzare a passo di corsa giuliva per i fioriti campi del successo sostenibile?
Giammai.
Ognuno di voi non necessiterà dei prodigiosi talenti di Cassandra e Laocoonte per prevederne il fato imminente. Ognuno di voi ha immantinente chiara negli occhi della mente la visione del nostro eroe moderno mentre viene crudamente arrestato nella sua avanzata dalle sabbie mobili di una burocrazia inaffrontabile, debilitato dall'incredulità beffarda originata dal lato opposto delle scrivanie a cui siede di volta in volta, umiliato nella mendicante questua volta al raccimolo del conquibus necessario all'intrapresa…
Portate, altresì, alla mente un talentuoso artista, sia egli bardo, poeta o giovin maestro d'altra disciplina. Forse che al momento in cui il vostro pensiero corre al suo avvenire, immaginate per lui la repentina apparizione di un fulgido mecenate, pronto e propenso a farsi carico delle sue necessità con il solo proposito di metterlo in condizione di dedicarsi unicamente alla coltivazione del proprio percorso artistico?
No.

Una serie di sfortunati tiri di dado


Potrei protrarre questo novero di lampanti esempli ancora a lungo, ma non lo farò, perché oggi, come i più attenti di voi non avranno mancato di notare, sono lievemente alterato e ho poca pazienza.

Quale mai sarà, dunque, il nocciolo di quest'ingarbugliata argomentazione?

Non fate domande cretine e seguitate a leggere!
Adesso vi racconto un accadimento autobiografico occorsomi nell'ultima decade.
Conducevo serenamente la mia vettura lungo un viale scarsamente trafficato a una quieta ora della sera. Dopo una doverosa sosta, impostaci dal segnalatore luminoso, in carovana con gli altri conducenti circostanti, riprendemmo la marcia di buona lena.
Al che, un deficiente di attitudine alla guida, prodigo, tuttavia, di inettitudine alla vita, eseguendo una manovra in ogni modo proibita dalle norme di circolazione, si pose in condizione di far cozzare la mia vettura con la sua.
Senza entrare nello specifico delle dinamiche che ebbero luogo, vi basti sapere il minus habens di cui sopra era detentore del torto più completo.
Non avendo, non ostante ciò, il mio veicolo riportato che trascurabili danni, mi offrii cavallerescamente di lasciar cadere la cosa (confesso che in tale decisione concorse in minima parte anche la premura).
Ebbene, a distanza di alcuni giorni, quella inqualificabile testa di cazzo se ne viene fuori con una richiesta di risarcimento danni!

Oibò, di quale seccante e snobilitante vicenda si è visto nolente protagonista il nostro caro oratore! Tuttavia, ove mai andrà a parare questo suo sconclusionato intervento?

Mie carissimi, tacete, seguitate a leggere e non perseverate nell'interruzione, che se anche solo intravedrò l'ombra di una microespressione facciale di dubbio e perplessità sui vostri volti, vi è un intero squadrone di sberle bramoso di librarsi nei cieli…

Ritorniamo dunque col pensiero alla questione eviscerata in precedenza. Il mondo reale, questa amara realtà, ci delude con puntualità elvetica, imponendoci di rifuggirlo e di arroccarci nell'universo Fantastico.
Allora andiamo tutti a giuocare.
E qui le medesime meccaniche si ripropongono! Perché noi siamo realtà, viviamo di realtà, respiriamo, mangiamo, tristemente bramiamo la realtà. E ce la portiamo dietro, ovunque, anche nel Fantastico. Specialmente nel Fantastico.
Perché vogliamo che sia vero, perché non lo amiamo davvero per ciò che è, ma vogliamo, invece, che sia quella realtà appagante che l'altra realtà non è. Vogliamo che ci dia la soddisfazione che l'altra realtà non ci dà. Cerchiamo di renderlo reale. Rovinandolo.


Il Mago. Adesso vi userò la cortesia di esporvi alcune mie riflessioni sul Mago.
Il Mago è il primo arcano maggiore, non contando lo zero, che è il Matto, ed è più una meta che un punto di partenza. Il Mago è l'inizio del viaggio nel cosmo, è la potenzialità assoluta.
Il Mago può attraversare lo spaziotempo, visitare le infinite dimensioni, apprendere come leggere e riscrivere le leggi dell'esistente, comprendere e comporre, manipolare e creare. Il Mago è la creatività e la creazione, è quel «a sua immagine e somiglianza li creò», è lo stato di elevazione e completezza a cui l'uomo per inconscia e istintiva natura tende e sempre e tenderà.
E invece no.
In primis perché in un incontestabile delirio di sovietico pragmatismo, la figura del Mago deve essere sì necessaria al party, ma bilanciata con tutti gli altri personaggi, compreso il bardo...
In secundis, e con ben più copiosa ignominia, perché, ahimè, in un contesto che è fuga dalla frustrazione e rivalsa dalle angherie subite, ciò che conta in soldoni son soltanto le mazzate. Ed ecco, dunque, che sparisce o, al meglio, passa sul margine dello sfondo, la prospettiva di comprendere le meraviglie del cosmo, bearsi di sopraffine creazioni, perdersi in viaggi metafisici. Al suo posto soltanto fulmini dagli occhi e palle di fuoco dal culo.


Battlemage, di Redface

Mi viene, a questo punto, spontaneo intravvedere un certo filo di congiunzione tra quei brillanti giovinotti ben dotati di sogni e talento e questi altrettanto promettenti embrioni di Maghi, riuniti in un comune destino di burocratica e bellicosa formazione…

Sì, miei oramai consolidati e fedeli sodali, sì, oggi mi vorticano le gonadi e dunque difetto di circonlocuzioni edulcorate. Oggi rivolto il drappo occultante e snudo il marcio nascosto nell'amato Fantastico. E mi arrogo financo la libertà di farlo senza neppur prendermi la briga di tratteggiare la parvenza di un filo conduttore del discorso.
E, per inciso, questo inciso non costituisce un invito a interloquire. Seguitate, composti, la lettura. Di ciò che già solca i cieli non trovo galante far ulteriore menzione.
Finalmente posso dunque invitarvi a ricondurre l'attenzione alle mie disavventure in vettura, che altro non rappresentano se non un banale e trascurabile esempio del costante tagli di vela del mondo.
Riassumendo, il germe della potenzialità assoluta, il Mago, è brutalmente ridotto a batteria di missili semovente, mentre la realtà quotidiana in cui siamo immersi ci insegna che nessuna buona azione resterà mai impunita.
E allora la soluzione è una sola.
Diventare Lich.

«Tu! Come osi abbinare un maglione blu a dei pantaloni marroni?!?»


Sarai irredimibilmente malvagio, ma ciò era scritto nelle stelle, lo si vedeva dal principio.
Gli incantesimi da te praticati saranno sempre tristi e grigi strumenti di morte e distruzione, ma si sa, è così che vanno i mondi.
Ma per lo meno, e non sarà cosa da poco trovandoti tu colà alla ricerca di rivalsa e soddisfazione, pur essendo partito come maghetto con 1d4-1 PF per livello, ora potrai toglierti la soddisfazione di marzagrare tutti quelli che ti stanno sulle palle, tutti quelli che ti guardano male, tutti quelli che ti battono il calesse. A schiaffi di 1d8+5 più paralisi.
Ora siete liberi di tornare alle vostre faccende, ma prima vorrei che sapeste che è stato per me motivo di gaudio e onore ricordarvi perché noi amiamo il Fantastico. Siete un auditorio meraviglioso, capaci di ritemprare lo spirito e infondere nuovo entusiasmo nel cuore.
Vorrei inoltre rendervi partecipi del fatto che il perito della mia assicurazione è un mastino da guerra, che a quell'impudente e scostumato malandrino farà contenziosamente il culo a strisce.
Ossequi.

giovedì 29 novembre 2012

«Ma non potevi drogarti come tutti i tuoi amici?»



La passione per il fumetto, quella vera, quella che ti porta a stare ore su internet a cercare errori di continuity o la storia di personaggi secondari ed in alcuni casi inutili (ciao Ape Rossa), l’ho avuta verso i venti anni, complice un amico bolognese che mi ha ributtato in un mondo che avevo abbandonato perché troppo intento a dedicarmi a cose meno importanti, come la scuola, le donne, virtuali e non, e cercare di capire le regole della brisca in cinque (ancora adesso non ho capito come funzioni).
Dopo circa dieci anni ho imparato qualche lezione importante che in questa inaugurazione di rubrica mi sento di condividere con voi.


  • Su emule e torrent si trova di tutto, non solo pornografia, tenetelo a mente.
  • Non importa quanto il personaggio sia secondario, ci saranno quantomeno due stronzi che passeranno le nottate sui forum a discutere della sua continuity.
  • Certe volte è più facile studiare grafologia ugrofinnica piuttosto che comprendere come faccia Wolverine a essere presente contemporaneamente in cinque gruppi.
  • Guardare i film Marvel non fa di te un fumettista, neanche guardare i Batman di Nolan.
  • Le differenze culturali esistono: se tu ami DC ed la/il tuo compagna/o Marvel mi spiace ma non è destinata a funzionare: come cazzo allevereste i figli?
  • Le persone che pensano che Superman o l’Uomo Ragno vivano nello stesso mondo sono persone con dei problemi e come tali vanno lasciate stare, non perdete tempo a educarli.
  • Se sei appassionato di fumetti e non sei spocchioso hai perso in partenza, a noi non sono concessi gli stessi vantaggi dei calciatori e nessuna velina vorrà conoscere la differenza tra l’universo Ultimate e Terra-616, né tantomeno verrà a letto con te dopo che gliel’avrai spiegata. L’unica soddisfazione che possiamo avere è far pesare agli altri la nostra conoscenza, questo pensiero sarà d’aiuto e stimolo nelle notti solitarie alla  fine delle quali perdi due diottrie.
  • Se ti fa paura la morte non ti preoccupare! Nel mondo del fumetto nessuno tira mai le cuoia: anche se finisci in un frullatore gigante in un modo o nell’altro riusciranno a portarti indietro!
  • Vogliamo parlare del cosplay? O meglio delle cosplayer? Perché anche se in Italia in fenomeno tende a colpire persone che non vorresti vedere scosciate neanche per errore vi posso assicurare che in America hanno trovato un ottimo sostituto al Cialis.
  • Pensi che pesare cento e passa chili sia un problema? Don’t worry, anche tu puoi avere un modello di riferimento, ad esempio Blob, e ti assicuro che anche lui è riuscito a riprodursi.
  • Se stai dietro a tutte le edizioni da collezione, le variant cover e soprattutto entri nel mondo delle action figures non avrai abbastanza soldi per drogarti, e questo renderà felice tua mamma.
  • L’omosessualità non diventerà più un motivo di esclusione per te, lo sarà il fatto che non ti piace Alan Moore.
  • Infine puoi vivere in un mondo dove tutte hanno la quinta, dove chiunque ha degli addominali scolpiti e dove i cattivi sono uomini calvi solitamente anziani senza necessariamente dover andare ad Arcore.





Bene, questa piccola presentazione del mio modo di vedere le cose serve solo come un saluto per aprire una serie di articoli che toccheranno il mondo del fumetto, la prossima volta partiremo con una cosa semplice semplice ma di grande impatto: Iron Man, o per meglio dire: “come cazzo è possibile che a me per due birre mi tolgono la patente e Tony Stark guida armature da miliardi di dollari?”.

Stay hungry, stay foolish, stay nerd

mercoledì 28 novembre 2012

La Space Opera turca che non ti aspettavi

Succede che il martedì sera una persona si annoi, no?, e si chieda cosa possa fare. Un normodotato nel pieno delle proprie facoltà mentali uscirebbe per prendersi una birra in un pub o, che ne so, leggerebbe un bel libro. Potrebbe anche guardarsi un film, ma in questo caso non tenterebbe di sorbirsi una pellicola turca sottotitolata, considerata una delle opere di fantascienza più brutte della storia del cinematografo.
Un normodotato, abbiamo detto. Io tutt'ora mangio i pastelli a cera se non mi vengono nascosti, perciò è quasi scontato che abbia avuto il coraggio di guardarmi Dünyayi Kurtaran Adam'in Oglu, senza per giunta chiedermi che diavolo abbia sbagliato nella mia vita.




Per contestualizzare le vicende ambientate nel 2055, la narrazione si apre con un breve elenco dei momenti cruciali nella millenaria storia turca, dalla presa di Costantinopoli per mano di Maometto il Conquistatore alla rivoluzione novecentesca di Atatürk, senza ovviamente dimenticare l'evento recente più importante per la Nazione.

La Coppa Uefa vinta dal Galatasaray nel 2000. Oh, giuro che non me lo sto inventando.

Dopo essere riusciti nell'impresa di alzare una prestigiosa coppa con un manipolo di nani incazzosi, per i fieri turchi non rimane che conquistare la Galassia. Karpal, senza praticamente alcuna preparazione, viene scelto dal suo Governo come capitano della prima nave interstellare anatolica, concedendogli l'onore di portare in alto il nome del proprio Paese, là dove nessun kebab è mai stato preparato senza cipolle e con tanta salsa piccante.

Il fiero Karpal alla guida dell'astronave. Notare il sobrio volante cromato da imperatore ottomano degli autotrasporti.

L'ex tassista di Ankhara ripaga la fiducia in lui riposta perdendo dopo cinque minuti il suo vice Gökmen nello spazio e sprecando i successivi otto anni alla sua disperata ricerca. E per farlo mica utilizza sofisticati strumenti di triangolazione o sensori laser, no, piuttosto piagnucola costantemente in un megafono sperando che qualcuno gli risponda. Quando un'anima illuminata ammonì che "nello spazio nessuno può sentirti urlare", evidentemente lui era in bagno a levarsi i peli del naso.
La capitale ovviamente non è contenta del fallimento di Karpal e si trova costretta a tagliare i fondi al progetto spaziale, ritenuto ormai una costosa perdita di tempo. Il capitano però non si scoraggia e continua nella sua cruciale missione di salvataggio, conscio di avere dalla sua parte un equipaggio fedele e pronto a ogni sacrificio pur di raggiungere l'obiettivo.

Credici.

La ciurma ha purtroppo perso qualsiasi motivazione: non viene pagata da tre mesi, non tocca il suolo terrestre da anni e le telefonate extragalattiche francamente hanno un costo che non ci si crede.
Ed è un peccato, perché si tratta della crème de la crème del progetto aerospaziale del Paese, donne e uomini dotate di grandissimo senso di responsabilità…

«Un asteroide sta per impattare sullo scafo della nave? Estica', appena finisce la gara di cavalli ci pensiamo.»

… e una preparazione tecnica di assoluta eccellenza.

Un metodo a quanto pare infallibile per scegliere il comando di accensione degli scudi.

Se l'inadeguatezza della compagnia non fosse già un pericolo sufficientemente mortale per l'Universo, ci viene mostrata la vera nemesi del film, il Grande Signore Uga. Egli, già piuttosto influente in certi salotti democristiani del nord Italia, non si accontenta del potere, no, vuole addirittura stritolare l'Esistente in un morsa di dolore e paura. Niente fermerà la sua poderosa macchina di terrore, niente.

Nemmeno un bravo estetista.

Il suo primo obiettivo, guarda tu il caso certe volte, è la Terra, che lo ha sempre scherzato per le maniere sgraziate e per quella barba da Mandarino della Garbatella. Non solo: la distruzione dell'odiato pianeta sarà vendetta sufficiente contro l'Uomo che ha salvato il Mondo, l'unica creatura che è stata in grado di sconfiggerlo e umiliarlo in singolar tenzone.

E questo nonostante sia Nino D'Angelo e vada in giro a fare mossette molto daniel-san.

E questo nonostante Uga gli abbia già rapito per dispetto il figlio Zaldabar molti anni prima, per crescerlo come suo.

A guardare il taglio di capelli da cantante dei Dari del figlio adottivo,  temo gli abbia fatto un piacere.

La scena poi passa nelle sale dell'Unione Orinea, dove il re Dogibus IV chiede per la centordicesima volta di  poter entrare con Lunatica nella Comunità della Cintura. L'assemblea lo prende a pernacchie, ché l'economia del pianeta ristagna, non hanno garanzie bancarie sufficienti e il suo popolo pare formato da soli gretti pastorelli del basso Lazio. Si sente puzza di critica alle politiche mitteleuropee, chissà perché.
Poi, incalza il presidente dell'Unione, Lunatica ha problemi interni con un fronte rivoluzionario, capeggiato a quanto pare da un tale Gökmen. Stupore.

Ogni riferimento a un certo consiglio di un certo film con le spade laser è puramente casuale. Notare la statua di Uga, padre-padrone dell'Unione, che mostra un repertorio espressivo più interessante dell'attore che lo impersona.

Dogibus, scoraggiato, manda un uomo a cercare Zaldabar per chiedergli di sistemare una volta per tutte la faccenda del novello Che Guevara dello spazio. Il mentecatto prima temporeggia un po', vendendo abusivamente concessioni edilizie e trafficando in tabacco d'esportazione (non è una battuta, lo fa davvero), poi risponde alla chiamata del re con grande entusiasmo. E per "entusiasmo" intendo "arrapamento violento", visto che il sovrano in cambio gli darà la mano della figlia Maya, una principessa così bella che ti chiedi se abbiano drogato l'attrice con il Roipnol per farle accettare la parte.

Il capitano Karpal intanto continua a urlare nel megafono, tipo arrotino-ombrellaio spaziale, in cerca dell'uomo che abbiamo scoperto essere vivo. In uno dei pochi momenti in cui non sembra Mario Merola, Karpal rivela allo spettatore il suo più intimo segreto: egli è il figlio dell'Uomo che ha salvato il Mondo.
Un segreto così segreto che anche l'IA della nave lo sa e lo prende per il culo.




La sua nave incrocia quella di Zaldabar e i due si incontrano per la prima volta. Sgomento: sono gemelli. Il fatto che siano lo stesso attore certamente non aveva insospettito nessuno.
Il pirata spaziale rapisce la segretaria Milf dell'equipaggio, costringendo il capitano a un inseguimento con sportellate che nemmeno a Trapani nelle corse illegali fra Fiat Ritmo truccate.
La nave turca ha la peggio ed è costretta a un atterraggio di fortuna su, chi l'avrebbe mai detto, il pianeta Lunatica. Con la batteria esausta, il capitano parte alla ricerca di un'officina di riparazioni, opzione che dovrebbe essere probabile quanto sedurre Belen Rodriguez con una frog splash dalla terza corda. Eppure.


Zaldabar raggiunge il castello del re per conoscere la sua futura sposa, ma Maya è fuggita dalla reggia per raggiungere la zia, a quanto pare sposata con Gökmen da qualche anno. E qui anche il pubblico professionista di Un posto al sole inizia ad avere qualche giramento di testa.
Come avrà preso la notizia il figlio di Uga?

Vedendo come balla col sosia di Jonathan del Grande Fratello, direi piuttosto bene.

In un caso del destino che fa sembrare la trama media di Sailor Moon una serie di eventi cronologicamente plausibili, la regina Maya e Karpal si incontrano nello stesso autogrill (sic!). Sempre per combinazione, Karpal scopre l'intenzione di Maya di raggiungere Gökmen e la implora di portarlo con lei.
Maya all'inizio scambia il capitano per il suo gemello cattivo e lo tratta peggio di un filippino a un ritrovo della Lega Nord, poi, dopo una scena imbarazzante di cui preferisco non parlare, l'omino in tuta rossa convince la donna ad accompagnarlo.
Dopo un numero inquietante di ore su delle motorelle di cartone travestite da auto, il dinamico duo raggiunge il luogo in cui si nasconde Gökmen con la sua nuova famiglia. Ed è talmente una minaccia per l'equilibrio di Lunatica da vivere in povertà nei Sassi di Matera.



E uno si chiede: "Gökmen come si è salvato e ha raggiunto Lunatica?". Nino D'Angelo, volando fra le stelle, lo ha recuperato nel vuoto dello spazio, proteggendosi per giunta con una sola ridicola tuta d'acetato. E poi c'è chi ha il coraggio di dire che la roba fabbricata in Cina non sia di qualità.




Purtroppo, dopo una terribile lotta a suon di ceffoni contro le forze reali, l'Uomo che salvò il Mondo è stato messo sotto ghiaccio per evitare che morisse a causa dalle ferite subite. Sì, non in stasi criogenica, proprio in un blocco di ghiaccio.
Segue momento di commozione fra Karpal e il papà surgelato Findus. Seguono nostri sbadigli.
Ma è finito il momento del cazzeggio emotivo, ché Zaldabar ha scoperto il nascondiglio di Gökmen e attacca con tutta le sue truppe d'assalto, formate da una dozzina di pupazzi usciti dai Power Rangers e tre prostitute robotiche vestite di latex e pelle.
Vien da sé che Karpal e compagnia di pezzenti, davanti a tale dispiegamento di uomini da parte dell'avversario, venga umiliato che nemmeno il portiere di una partita di tedesca ai giardini.

Maya viene acciuffata da Zaldabar e preparata per il futuro matrimonio. Il capitano, dopo la sua dose di calci in culo obbligatoria per contratto, ovviamente non può stare là con le mani in mano e godersi la pensione come qualsiasi persona assennata, no.
Durante il matrimonio si oppone (sì, dice proprio «Mi oppongo». No no, bravi, continuate pure a illudere futuri mariti incastrati che c'è davvero la possibilità succeda) e dichiara a tutti i partecipanti che Zaldabar è, come lui, figlio dell'Uomo che ha salvato il Mondo. Zaldabar si commuove e capisce di aver sbagliato, mentre il patrigno Uga no, altrimenti pareva brutto finirla senza un po' di sganassoni.

Durante lo scontro Zaldabar - Darth Uga, veniamo a conoscenza dello stile di spada Jedi chiamato "Tarantella ubriaca".

E dopo? E dopo niente, vince la bontà, i fratelli si amano e la gente si sposa un po' a caso senza che siano andati neanche a prendere un caffè insieme.

Scorrono i titoli di coda e immagino non debba aggiungere commenti seri sulla pellicola, tanto trovate il film in lingua originale su Youtube se avete voglia di autoflaggellarvi.
Se non vi spiace, ora torno a mordicchiare un pastello.