venerdì 23 novembre 2012

De conservatione Humanitas - ovvero delle ragioni per cui gli elfi ci stanno sul cazzo

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Gli Elfi.
Creature meravigliose, aggraziate, immortali. Emanazioni spirituali degli elementi e della natura stessa, sue rappresentanti e protettrici. Padrone della magia, capaci in ogni arte e mestiere, capricciose e volubili ma sagge e potenti.
Già mi stanno sul cazzo.
Arrivano nel nostro scialbo mondo portati dalla mitologia norrena, che ci ha regalato tante e tali meraviglie che le potremo pur perdonare qualcosa… E infatti fin qui, perlomeno, si fanno ancora i fatti loro nell’Alfheimr. O nello Svartalfheimr se sono un po’ più simpatici e più abbronzati.
Di questi fastidiosi Topolino ante litteram è pieno il folklore di tutto il nord Europa. Non sbagliano mai alcunché, vivono spassandosela eternamente e, quando capita loro di annoiarsi un po’, fanno qualche innocente scherzetto agli umani. Che puntualmente ci restano secchi. Perché gli elfi sono troppo ultrameravigliosi perché si possa sopravvivere alla loro bellezza.
Non è difficile intuire l’opinione che aveva degli elfi l’uomo del tempo, che un po’ più di sale in zucca di noi a quanto pare l’aveva.
Già gli stavano sul cazzo.
Li rappresenta nelle sue inarrivabili opere financo il sommo Shakespeare, rendendoceli un po’ più simpatici e divertenti, ma ritraendoli, dopotutto, per quello che, di fatto, sono: degli irritanti bimbiminkia che giocano con le cheat.

A un certo punto arriva il buon Tolkien, anche lui saggio padre di ’sì fulgidi e ricchi universi che la pazienza con cui è d’uopo approcciarsi a certe sue discutibili scelte non può scarseggiare. Lui degli elfi è inguaribilmente, insalubremente, irriscattabilmente innamorato.
Creature di luce, armonia e saggezza, immortali, primo popolo, dotate di grandi poteri (che però preferiscono non usare, andando in vacanza nel nuovo continente e lasciando le beghe da sbrigare agli umani). Sembra tutto come prima, no?
No! Perché adesso vivono tra noi, fianco a fianco, facendo le stesse cose. Ma meglio.
Costruiscono abitazioni, ma più belle delle nostre, che poi raggruppano edificando città, però più belle delle nostre.
Passano le loro vite (infinite e dunque assai più lunghe delle nostre) a fare più o meno le stesse cose che facciamo noi, ma meglio.
Ci vedono meglio di noi, ci sentono meglio. La loro voce è più bella della nostra.
Sono più veloci e più aggraziati di noi. Ma non tipo il più bravo della classe in ginnastica, no.
Loro sono il figlio di Don Lurio e una pantera. Allevato da un ninja. Che ha studiato il parkour. Quando non era impegnato a suonare nell’orchestra, s’intende. Tutti gli strumenti. Da solo. Contemporaneamente.
Ogni loro mossa è un capolavoro artistico. Ed è superfluo ricordare che sono inarrivabilmente più belli di noi (checché il bravo ma scarsamente telegenico Craig Parker, vestendo i panni di Haldir, possa farci pensare…).

Se non fosse stato bloccato dal criterio di selezione dei candidati, chissà dove sarebbe ora.

E fin qui siamo ancora all’interno dell’universo tolkieniano, creato da un maestro indiscusso, un narratore con un talento inarrivabile, un creatore di mondi, un genio. Da qui in poi non potrà che peggiorare.
Il portale che conduce nella Terra di Mezzo resta aperto e frotte di effeminati androgini sottopeso si riversano nel nostro presente letterario, ludico e cinematografico, scrollandosi di dosso lungo il tragitto le ultime vestigia di carisma e virilità che il buon J.R. (R.T.) aveva lasciato loro.
Da Elfi: questi sconosciuti, i giornali iniziano a titolare L’elfo della porta accanto: l’integrazione razziale nel nuovo secolo.
Frotte d’implumi efebi otopuntuti invadono il nostro immaginario, schiacciando e mettendo in fuga i rudi barbari virili, i malvagi stregoni, gli spietati tagliagole e i raccapriccianti necromanti che un tempo vi regnavano, sovrani incontrastati (dei vampiri non facciamo menzione, ché anche loro attualmente se la passano poco bene. Hanno contratto un atroce morbo, il cui sintomo più vistoso e imbarazzante è un malsano scintillio). Come loa diafani, come rubicondi angioletti custodi, queste vacue entità immateriali si pongono a latere di schiere di minus habens d’ogni età, sesso e fascia di peso, predicando l’indefinitezza sessuale, la bellezza della pura estetica priva di contenuto e il diaframma spalancato per dissolvere i lineamenti del viso in un abbagliante splendore stereotipato.

Esteticamente gradevole anzichenò, ma mi ricorda qualcuno…

Ma senza perdere la sanità mentale immergendoci in questo maelström di orrore a base di melassa e orecchie a punta, già nella Terra di Mezzo una domanda sorge spontanea: a cosa servono gli umani in un mondo abitato dagli elfi?
Facile: ad adorare gli elfi come dèi in terra, vivendo con loro in pace e armonia, ammirandone le qualità e traendone esempio e consiglio.
Eccellentissimo sir John, ma voi la conoscete la razza umana, sì?
Il vostro nobile animo di cavaliere e sognatore vi preclude di certo alcuni spunti di riflessione grevi e sguaiati, eppur roboanti nel loro ineluttabile realismo, che, da machiavellico e gretto materialista qual sono, mi accingo or’ora a illustrarvi.

Lo Scrondo?

Ecco di seguito quanto sarebbe verosimilmente accaduto in un reale scenario di convivenza elfico-umana.
Dapprincipio gli umani avrebbero accentrato le attività della loro vita quotidiana attorno a saldi principi comunitari, basati sui legami della famiglia, del clan e della razza. Avrebbero così condotto una vita drasticamente separatista ma, sulle prime, non belligerante, limitandosi a escludere l’elfo e a non condividere territorio e risorse. Un atteggiamento che potremmo definire difensivo.
Ben presto, però, gli uomini, parimenti scaltri e paranoici, si sarebbero resi conto di quale e quanta minaccia l’elfo rappresentasse nella realtà: avrebbe saturato il mercato del lavoro con la sua figura iperqualificata, avrebbe generato pandemie di sindrome depressiva con i suoi continui attentati all’autostima umana, avrebbe portato a un annacquamento esponenziale della razza, perché, diciamocelo, quale uomo vuole scopar copulare con un altro uomo quando può zifonars accoppiarsi con un elfo? Senza contare l’ingestibile incremento dei reati sessuali, perché, diciamoci pure questo dato che siam giunti fin qui, gli elfi gli umani li schifano abbastanza, suppergiù per il motivo menzionato poc’anzi.
Armato della caparbia e pacata furia del debole, l’Uomo avrebbe pianificato e attuato una serie di efficaci contromisure preventive. Sarebbero partite campagne diffamatorie a mezzo stampa, con i tiggì titolanti Marrazzo confessa: mi hanno condotto gli elfi sulla cattiva strada, Elfi nerboruti con mazze e passamontagna trasformano pacifica manifestazione in bagno di sangue e violenza e perle di pari tenore. I governi avrebbero deviato fondi neri per sovvenzionare gruppi xenofobi paramilitari di matrice fanatico-religiosa. Le grandi multinazionali, di comune accordo con gli Illuminati, avrebbero scatenato guerre ideologico-commerciali con l’apertura di fast food, shopping mall e multisala nelle più importanti foreste. I servizi segreti avrebbero addestrato schiere di testimoni di Geova, mandandoli a evangelizzare i domini elfici albero dopo albero. In linea con i protocolli segreti stilati dalle più alte eminenze grigie, Bruno Vespa e Giuliano Ferrara avrebbero magnificato la razza elfica e le sue virtù, abbattendo così il gradimento delle fasce progressiste più estreme e delle sinistre extraparlamentari, ultime frange rimaste ancora possibiliste di fronte all’eventualità di una convivenza pacifica.
Quindi, una volta preparata l’opinione pubblica, avrebbero avuto inizio campagne sistematiche di acquisto delle terre elfiche, da annettere al territorio nazionale umano, da disboscare e urbanizzare. Di qui sarebbe stato assai breve il passo verso politiche di epurazione razziale ed eugenetica (o, a ben vedere, in questo caso, cacogenetica), affiancate da ben più ampie operazioni di guerra batteriologica, chimica e ambientale. E se ciò non fosse bastato, gli umani avrebbero portato agli elfi l’alcol, le droghe e i casinò, ai quali è storicamente comprovato non esista essere in armonia con la natura che possa resistere…

Ammetto di aver giocato a Global Agenda solo per questo.


Questo, mio ottimo e stimato sir John, è quanto sarebbe accaduto e dovuto accadere, questo e null’altro. Nessuna gioiosa e cordiale convivenza, nessun illuminato paternalismo, nessuna filiale reverenza.
Ma altro non rimane che costatare con mestizia quanto questo giusto e appagante scenario sia lontano dal vero.
Viviamo ormai in una triste era, il cui Fantastico è talmente sovrappopolato da sgorbi platinati da farci rimembrare con nostalgia i biondi Clark Kent di Arda.
Ribollo di un pedantemente lungo elenco di sentimenti negativi, cagionati dalle inqualificabili degenerazioni subite nel corso del tempo da questa irritantissima genìa di spiriti naturali, già sufficientemente molesta in origine. L’intensità del fastidio polimorfo è tale da impedirmi di inveire contro le schiere di languide bamboline albine che foraggiano il mercato delle orecchie a punta in lattice, o contro i social freaks  over centoquaranta chili che hanno la pretesa di interpretare l’arciere arcano specializzato in stylish walk nei Gdr, talvolta anche LARP.*

Mi preme soltanto sviscerare un’ultima questione, e con essa concludo la delirante seppur incontestabile filippica fin qui condotta.
Mi rivolgo a tutti coloro che amano gli elfi più della loro razza, che si sentono elfi dentro, arrivando a definirsi tali, che se ne infischiano di stare sulle palle a tutto il party e imperterriti impersonano una fila di guerrieri elfi, arcieri arcani elfi, ranger elfi, chierici elfi, maghi elfi, ebbene: ricordate!
Tutto ebbe origine nei bei tempi andati, in cui nel nord del nord Europa la gente vagava per i boschi. Fosse per gli svarioni dati dal freddo, fosse per quelli dati dai funghi, fosse per tramandare delle verità cosmiche attraverso un linguaggio ermetico ormai perduto, costoro idearono una ragguardevole compagine di miti su dèi, giganti, nani ed elfi.
Ebbene, secondo la cosmogonia raccolta in tali pregevoli poemi, la razza umana origina da un frassino e un olmo, cui i padri degli dèi, Odin, Vili e Ve (o Odin, Hoenir e Lodur se si vuol dar retta alla Volva) donano la vita e la forma umana.
Gli elfi dalle larve che mangiarono la carne putrefatta del gigante Ymir.
Meditate.
Ve lo dice uno che ha le orecchie a punta. Per davvero. Purtroppo.



*NdA: l’autore si soffia il naso rumorosamente, poi, con il medesimo elegante fazzoletto di stoffa si asciuga gli occhi dalle copiose lacrime di rabbia e sdegno.

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3 Response to De conservatione Humanitas - ovvero delle ragioni per cui gli elfi ci stanno sul cazzo

ziomele
6 febbraio 2013 12:32

Sono seriamente dispiaciuto per le orecchie a punta.......dai tranquillo con un pò di chirurgia estetica ti passa tutto

Midori
28 marzo 2013 00:37

Hai mai letto i libri di Sapkowski? Lì gli elfi sono trattati dagli umani in maniera non esattamente adorante, e in più fanno ripetutamente la figura dei fessi.

V.D.
28 marzo 2013 12:02

Sapkowski. Il Sangue degli Elfi è ora nel mio carrello. Si. Bene. Grazie.

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