venerdì 30 novembre 2012

Critica impietosa del Fantastico e dei sinistri stradali

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Oggi sono estremamente irritato.
Il grado di tedio e molestia sottopostomi dal mondo circostante sta raggiungendo livelli di guardia e portando il mio umore in fastidiosa e pericolosa prossimità della stizza.
Insomma, mi gira il cazzo.
Per questo motivo, oggi vi ricorderò perché noi amiamo il Fantastico, e voi ve ne starete buoni buonini in silenzio ad ascoltare, ché uno stormo di schiaffi è già in formazione sulla pista di decollo…

La dichiarazione ufficiale che rilasciamo alle conferenze stampa quando ci chiedono perché amiamo il Fantastico si avvicina, grossomodo, a: «È uno stimolo costante per la fantasia, ci permette di metterci continuamente alla prova, di tenere vivo e accrescere il nostro lato creativo. Ci sono inoltre un sacco di studi che dimostrano come l'utilizzo reiterato della parte creativa del cervello renda più brillanti e capaci di far fronte a ogni situazione, sviluppi il pensiero laterale, bla bla bla».
Sì, vero, inopinabile e incontrovertibile. Tuttavia, le ragioni più profonde sono quelle più taciute.
Noi amiamo il Fantastico, noi br-amiamo il Fantastico perché è la nostra valvola di sfogo, il nostro rifugio sicuro, la nostra camera iperbarica di compensazione. Nei casi più gravi, il nostro sedativo che ci previene dal divenire, a ragion veduta, folli dinamitardi o perfetti assassini seriali di natura rettile.
Il punto cruciale della questione è che il mondo ha la disdicevole propensione a risultare frustrante, tarpante, gretto e sbilanciato. Non troppo dissimile dalla quarta edizione di diendì, ma spogliato anche di quell'ultima vestigia di colore che l'inqualificabile MMO cartaceo succitato si sforza debolmente di mantenere.

Ambientazione base da arredare a piacere

Immaginate un baldo giovinotto creativo, con una solida e aurea visione, che voglia realizzare qualche mirabile opera di ingegno capace di portare un po' di luce nei cuori e nelle menti dei suoi complanetari. Ve lo figurereste avanzare a passo di corsa giuliva per i fioriti campi del successo sostenibile?
Giammai.
Ognuno di voi non necessiterà dei prodigiosi talenti di Cassandra e Laocoonte per prevederne il fato imminente. Ognuno di voi ha immantinente chiara negli occhi della mente la visione del nostro eroe moderno mentre viene crudamente arrestato nella sua avanzata dalle sabbie mobili di una burocrazia inaffrontabile, debilitato dall'incredulità beffarda originata dal lato opposto delle scrivanie a cui siede di volta in volta, umiliato nella mendicante questua volta al raccimolo del conquibus necessario all'intrapresa…
Portate, altresì, alla mente un talentuoso artista, sia egli bardo, poeta o giovin maestro d'altra disciplina. Forse che al momento in cui il vostro pensiero corre al suo avvenire, immaginate per lui la repentina apparizione di un fulgido mecenate, pronto e propenso a farsi carico delle sue necessità con il solo proposito di metterlo in condizione di dedicarsi unicamente alla coltivazione del proprio percorso artistico?
No.

Una serie di sfortunati tiri di dado


Potrei protrarre questo novero di lampanti esempli ancora a lungo, ma non lo farò, perché oggi, come i più attenti di voi non avranno mancato di notare, sono lievemente alterato e ho poca pazienza.

Quale mai sarà, dunque, il nocciolo di quest'ingarbugliata argomentazione?

Non fate domande cretine e seguitate a leggere!
Adesso vi racconto un accadimento autobiografico occorsomi nell'ultima decade.
Conducevo serenamente la mia vettura lungo un viale scarsamente trafficato a una quieta ora della sera. Dopo una doverosa sosta, impostaci dal segnalatore luminoso, in carovana con gli altri conducenti circostanti, riprendemmo la marcia di buona lena.
Al che, un deficiente di attitudine alla guida, prodigo, tuttavia, di inettitudine alla vita, eseguendo una manovra in ogni modo proibita dalle norme di circolazione, si pose in condizione di far cozzare la mia vettura con la sua.
Senza entrare nello specifico delle dinamiche che ebbero luogo, vi basti sapere il minus habens di cui sopra era detentore del torto più completo.
Non avendo, non ostante ciò, il mio veicolo riportato che trascurabili danni, mi offrii cavallerescamente di lasciar cadere la cosa (confesso che in tale decisione concorse in minima parte anche la premura).
Ebbene, a distanza di alcuni giorni, quella inqualificabile testa di cazzo se ne viene fuori con una richiesta di risarcimento danni!

Oibò, di quale seccante e snobilitante vicenda si è visto nolente protagonista il nostro caro oratore! Tuttavia, ove mai andrà a parare questo suo sconclusionato intervento?

Mie carissimi, tacete, seguitate a leggere e non perseverate nell'interruzione, che se anche solo intravedrò l'ombra di una microespressione facciale di dubbio e perplessità sui vostri volti, vi è un intero squadrone di sberle bramoso di librarsi nei cieli…

Ritorniamo dunque col pensiero alla questione eviscerata in precedenza. Il mondo reale, questa amara realtà, ci delude con puntualità elvetica, imponendoci di rifuggirlo e di arroccarci nell'universo Fantastico.
Allora andiamo tutti a giuocare.
E qui le medesime meccaniche si ripropongono! Perché noi siamo realtà, viviamo di realtà, respiriamo, mangiamo, tristemente bramiamo la realtà. E ce la portiamo dietro, ovunque, anche nel Fantastico. Specialmente nel Fantastico.
Perché vogliamo che sia vero, perché non lo amiamo davvero per ciò che è, ma vogliamo, invece, che sia quella realtà appagante che l'altra realtà non è. Vogliamo che ci dia la soddisfazione che l'altra realtà non ci dà. Cerchiamo di renderlo reale. Rovinandolo.


Il Mago. Adesso vi userò la cortesia di esporvi alcune mie riflessioni sul Mago.
Il Mago è il primo arcano maggiore, non contando lo zero, che è il Matto, ed è più una meta che un punto di partenza. Il Mago è l'inizio del viaggio nel cosmo, è la potenzialità assoluta.
Il Mago può attraversare lo spaziotempo, visitare le infinite dimensioni, apprendere come leggere e riscrivere le leggi dell'esistente, comprendere e comporre, manipolare e creare. Il Mago è la creatività e la creazione, è quel «a sua immagine e somiglianza li creò», è lo stato di elevazione e completezza a cui l'uomo per inconscia e istintiva natura tende e sempre e tenderà.
E invece no.
In primis perché in un incontestabile delirio di sovietico pragmatismo, la figura del Mago deve essere sì necessaria al party, ma bilanciata con tutti gli altri personaggi, compreso il bardo...
In secundis, e con ben più copiosa ignominia, perché, ahimè, in un contesto che è fuga dalla frustrazione e rivalsa dalle angherie subite, ciò che conta in soldoni son soltanto le mazzate. Ed ecco, dunque, che sparisce o, al meglio, passa sul margine dello sfondo, la prospettiva di comprendere le meraviglie del cosmo, bearsi di sopraffine creazioni, perdersi in viaggi metafisici. Al suo posto soltanto fulmini dagli occhi e palle di fuoco dal culo.


Battlemage, di Redface

Mi viene, a questo punto, spontaneo intravvedere un certo filo di congiunzione tra quei brillanti giovinotti ben dotati di sogni e talento e questi altrettanto promettenti embrioni di Maghi, riuniti in un comune destino di burocratica e bellicosa formazione…

Sì, miei oramai consolidati e fedeli sodali, sì, oggi mi vorticano le gonadi e dunque difetto di circonlocuzioni edulcorate. Oggi rivolto il drappo occultante e snudo il marcio nascosto nell'amato Fantastico. E mi arrogo financo la libertà di farlo senza neppur prendermi la briga di tratteggiare la parvenza di un filo conduttore del discorso.
E, per inciso, questo inciso non costituisce un invito a interloquire. Seguitate, composti, la lettura. Di ciò che già solca i cieli non trovo galante far ulteriore menzione.
Finalmente posso dunque invitarvi a ricondurre l'attenzione alle mie disavventure in vettura, che altro non rappresentano se non un banale e trascurabile esempio del costante tagli di vela del mondo.
Riassumendo, il germe della potenzialità assoluta, il Mago, è brutalmente ridotto a batteria di missili semovente, mentre la realtà quotidiana in cui siamo immersi ci insegna che nessuna buona azione resterà mai impunita.
E allora la soluzione è una sola.
Diventare Lich.

«Tu! Come osi abbinare un maglione blu a dei pantaloni marroni?!?»


Sarai irredimibilmente malvagio, ma ciò era scritto nelle stelle, lo si vedeva dal principio.
Gli incantesimi da te praticati saranno sempre tristi e grigi strumenti di morte e distruzione, ma si sa, è così che vanno i mondi.
Ma per lo meno, e non sarà cosa da poco trovandoti tu colà alla ricerca di rivalsa e soddisfazione, pur essendo partito come maghetto con 1d4-1 PF per livello, ora potrai toglierti la soddisfazione di marzagrare tutti quelli che ti stanno sulle palle, tutti quelli che ti guardano male, tutti quelli che ti battono il calesse. A schiaffi di 1d8+5 più paralisi.
Ora siete liberi di tornare alle vostre faccende, ma prima vorrei che sapeste che è stato per me motivo di gaudio e onore ricordarvi perché noi amiamo il Fantastico. Siete un auditorio meraviglioso, capaci di ritemprare lo spirito e infondere nuovo entusiasmo nel cuore.
Vorrei inoltre rendervi partecipi del fatto che il perito della mia assicurazione è un mastino da guerra, che a quell'impudente e scostumato malandrino farà contenziosamente il culo a strisce.
Ossequi.

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2 Response to Critica impietosa del Fantastico e dei sinistri stradali

3 dicembre 2012 18:34

azz... sentivo il ronzio degli schiaffoni in formazione mentre leggevo :)

Lokeebot
3 dicembre 2012 18:36

Volano anche bassi, stia attento, non rispettano proprio nessuna regola di circolazione delle cinquine.

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