mercoledì 13 marzo 2013

Retrogaming: i fantastici anni Novanta (Part II)

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Questo articolo è il proseguimento della rubrica iniziata la settimana scorsa. Seguendo il comodo link, potete leggervi l'intro generica e i primi tre anni del nostro decennio (più o meno) preferito.


1993 - DUNGEONS & DRAGONS, TOWER OF DOOM


Se avete letto anche l’altro articolo ormai sapete che avete a che fare con un nerd vecchio stile, di quelli con la vita traviata da dragoni e dongioni… cunicoli, suona meglio cunicoli. Ecco, prendete un ragazzino di undici anni che ha appena scoperto il meraviglioso mondo dei nani, elfi, draghi e orchi (autocit.). Fatto? Accompagnatelo in una sala giochi. Fatto? No, riponete l’abbondante colla vinilica, l’Unicef ha insistito perché oggi non la usassimo. Dategli dei gettoni. Fatto? Bene. Osservate il suo sguardo quando intravede il cabinato di Tower of Doom. La felicità che vedete adesso non tornerà mai più su quel volto.
Il fattore amarcord è senza dubbio la componente più forte che ti fa apprezzare un titolo simile quando lo rigiochi nel 201X, ma al di là di tutto è ancora uno dei picchiaduro a scorrimento più gradevoli che ci siano in circolazione a mio avviso. 
Quattro classi selezionabili: Elfo, Nano, Chierico e Guerriero. Se avete alzato il sopracciglio (dai su ti ho visto, dai sì non eri convinto), all’accostamento classe-elfo/nano siete sì nerd, ma di nuova generazione: in principio erano classi, non razze.
Gameplay semplice ma al contempo scorrevole, con un buon range di oggetti selezionabili e incantesimi lanciabili. Divertente da giocare in solitaria, spasso assicurato con gli amici. 
E quando arriva il drago… Be', quello era il momento nel quale il ragazzino felice finiva tutti i gettoni che aveva in tasca, a prescindere dalla quantità portata, diventando così inevitabilmente un ragazzino vendicativo verso il mondo intero.
Se qualcuno grida allo spoiler per aver svelato il boss finale, non saprei cosa dire. Col nome che c’ha che vi aspettavate di incontrare? Un criceto con l’hula hoop?

Nota per giochi futuri: inserire tra i mostri un criceto con l’hula hoop. 


1993 - Menzione d’onore: Ninja Baseball Batman


Ebbene sì, il mio già citato (nello scorso episodio) fratellino gioca una parte importante nella mia vita da retrogamer. Un giorno se ne esce fuori con un video di Angry Videogame Nerd riguardo un gioco dal titolo altisonante: Ninja Baseball Batman
Ok, vi sono concessi dei secondi per realizzare. Quanti di voi hanno visualizzato il cavaliere oscuro lanciare una stellina ninja con una mano e una palla da baseball con l’altra? Solo non riesco a immaginarmi il copricapo: cappellino con visiera, cappuccio coprente o maschera da pipistrello? Ovviamente non è nulla di tutto ciò, ma non è un buon motivo per lasciare ingiocata questa indiscutibile perla del genere trash.
Volete provare l’ebbrezza di sentirvi strafatti? O se siete familiari al concetto, volete ritrovarvi in tale situazione senza sborsare un euro? Bene, accendete l’emulatore e fate partire questa meraviglia. Non vi consiglio l’originale esclusivamente perché temo sia estremamente difficile reperirlo. E per deliziarvi con l’arcade dovreste trovare uno dei circa cento cabinati sparsi per gli Stati Uniti.
Accadrà una sequela di eventi. Nessuno dei quali avrà un senso logico, a partire dall’arrivo dei nemici. Io lo rigiocherei di continuo anche solo per i mostri da sconfiggere. Il sicuro parto di allucinogeni assunti da una mente già di per sé destinata a un futuro certo nelle ospitali celle di Arkham, o in posti simili ugualmente accoglienti. Se non avete esclamato nulla la prima volta che li avete visti e siete riusciti a finire il gioco senza sentire l’urgenza di chiamare qualcuno a voi caro per dirgli “NONPUOICAPIREACOSAHOVISTO”, chiamate subito uno specialista. Uno bravo, ne avete davvero bisogno.



1994 - THEME PARK


E qui gente entriamo ufficialmente in zona calda, decisamente una top 10 dei giochi più belli di sempre per il sottoscritto. 
Perché, diciamoci la verità, spesso e volentieri quando si è amanti dei giochi di ruolo preferibilmente con combattimento su griglia a turni, si strizza l’occhio anche agli strategici nonché ai gestionali. L’idea stessa di gestire un parco giochi vale di per sé l’acquisto della confezione. O almeno funzionò così a suo tempo in casa Divvi. Poi si inserisce il floppy (sì, fa più o meno lo stesso effetto straniante di car-tuc-ce) e inizia la magia. 
Ogni scelta ha un impatto considerevole sullo sviluppo del proprio investimento, a partire dalla zona del mondo in cui si vuole costruire per arrivare al prezzo del biglietto passando da negozi, intrattenitori e attrazioni. Ricordatevi di metterci il chiosco delle bibite accanto alle patatine, di aumentare il sale in quest’ultime come se non ci fosse un domani e il ghiaccio nelle prime. Ma non troppo, altrimenti si arrabbiano. Quindi un’attrazione molto divertente e poco costosa davanti ci sta alla grande. Ah e un bagno lì vicino che non si sa mai. Quanto mi manchi Theme Park, quanto mi manchi…
Non posso poi cambiare argomento senza aver parlato delle montagne russe, un vero e proprio spasso per ogni mente diabolica dotata alle prese con la ludo-edilizia. Si può decidere più o meno tutto in fase di costruzione: dove mettere le salite, le discese, le curve, i giri della morte, i binari rotti… no forse gli ultimi no, ma vi era della soddisfazione ugualmente.
Poi dopo duri giorni di lavoro a progettare il vostro parco perfetto, vi sedete, vi rilassate e guardate comodamente i risultati di una macchina ben progettata e oliata che procede da sola, giusto? Sbagliato! Grafici su grafici da tenere d’occhio, icone d’insoddisfazione o bisogni vari (talvolta in senso metaforico) da parte dei visitatori e, perla delle perle, la possibilità di vendere il parco per comprare un nuovo terreno nell’esplicito tentativo di conquistare letteralmente il mondo a forza di zucchero filato e clown.
Basta, è deciso: me lo ricompro su Playstation Network.


1994 - Menzione d’onore: Puzzle Bobble



Menzione d’onore tra le più rapide che troverete nella rubrica. Soprattutto perché stilata da un acromatico, che giochi come questo non può che odiarli fortemente. Fortissimamente. Ma mi è stato fatto gentilmente notare come per molti questo sia un caposaldo imprescindibile. Ora, tesoro, posa la pistola, ho fatto come mi hai chiesto. Lascia andare i miei album di Vs System e dimentichiamoci di questa brutta faccenda.
Ah, pur avendoci giocato pochissimo per ovvie cromatiche ragioni, la musichetta piantata indelebilmente nel mio cranio talvolta mi impedisce tuttora di dormire. Tutturuttututtu, wa-wa, tutturuttututtu


1995 - X-COM TERROR FROM THE DEEP


Cominciamo dall’inizio. Se pensate abbia sbagliato titolo e anno di pubblicazione non fa niente, vi perdono. Mi rallegro del fatto che grazie a questa rubrica potrete scoprire le origini del remake uscito l’anno scorso. Bel titolo tra l’altro, ma non all’altezza del predecessore a mio avviso, drammaticamente più longevo e profondo. Ma parliamo del gioco.
Se siete stati attenti, mi avete visto citare combattimenti strategici su griglia a turni. E i giochi gestionali. Potete immaginarvi la mia reazione quando ho scoperto l’esistenza di un gioco capace di miscelare entrambe le componenti con saggezza. Già, mi nutrivo a stento sulla testiera senza azzardarmi a lasciare la stanza; recarmi al bagno era una vera sofferenza, svolta per mera necessità.
Primo step scegliere un posto nel mondo dove posizionare la propria base (deja-vù?), dopodiché cominciare a curarla. In ogni singolo, minimale aspetto. Non solo scegliere la stanza da costruire di volta in volta poteva cambiare le sorti di una missione, ma anche il posizionamento si sarebbe potuto rivelare fondamentale. 
«Ok tutto molto bello, ma di fatto… che si deve fare?» Combattere la minaccia aliena che invade gli oceani del globo terracqueo. 
«Suona bene, come?» Si arruolano militari appositamente addestrati e li si perfeziona ulteriormente a seconda delle necessità, facendoli partecipare in missioni sul campo dopo averli adeguatamente equipaggiati. 
«Sembra facile.» Ahahahahahahah. No. Però rimane estremamente divertente, un vero paradiso strategico/tattico, raramente ritrovato anche col passare del tempo. Anzi, soprattutto a causa del passare del tempo temo. Mi scorrono ancora degli elettrizzanti brividi lungo la schiena se ripenso alla Gauss Technology, bei tempi. Sì, veniva surclassata dalla Sonic degli alieni, ma bei ricordi lo stesso.
La perfezione non esiste. Ma questo giochino le andava dannatamente vicino.


1995 - Menzione d’onore: Warcraft II


Yes, my lord
Ready to serve, my lord
Yes master, I don’t want to
Kaboom

Se avete riconosciuto le frasi sopra riportate avete una buona memoria. Se le avete lette, rispettivamente, con l’h finale sul yes, con voce pomposa, con due torni di voce differenti e con urletto stridulo, allora miei cari avete tutto il mio rispetto e la mia ammirazione. No, via, li avreste avuti ugualmente. Ma un bravi non ve lo leva nessuno.
La menzione d’onore era dovuta in quanto ufficialmente il primo gioco che mi ha aperto la strada verso l’ormai celeberrima Blizzard, all’epoca solo un candidato come un altro a prendere un giorno il trono di Bullfrog come casa videoludica numero 1. Palma che a mio modesto avviso tiene ancora saldamente, nonostante abbia chiuso i battenti da anni ormai.
Inoltre è colpa di questo titolo se ho approcciato quell’implicita rinuncia ad avere la qualsivoglia vita sociale per un tempo coincidente a quello di sottoscrizione d’abbonamento, altresì noto come World of Warcraft.
Gran strategico, probabilmente il primo che combinava mezzi d’aria, acqua e terra in un mix riuscitissimo, facile da approcciare eppur divertente per l’intera durata delle due campagne disponibili, orda e alleanza ovviamente.


Su, ci siamo quasi, manca ancora un solo episodio di questa rubrica, promesso. In arrivo settimana prossima, salvo eventuali tragedie cosmiche. 


Deo Divvi, non pago di bloggare a vanvera, è anche impegnato in 2 progetti largamente attinenti al mondo del fantastico: un serial book fantasy dal nome "Il Cubo di Enascentia" e Thy Shirt, un sito di magliette nerd.

Collabora inoltre con Cultura Ibrida, il blog della casa editrice Lettere Animate..

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