mercoledì 20 marzo 2013

Retrogaming: i fantastici anni Novanta (Part III)

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Questo articolo è il proseguimento della rubrica iniziata la settimana scorsa. Seguendo il comodo link, potete leggervi l'intro generica e i primi tre anni del nostro decennio (più o meno) preferito. I rimanenti sono invece qui.


1996 – DIABLO 

Conosco varie persone cadute nella rete, nella Battle.net per essere più precisi, del terzo e più recente capitolo della serie. Grafica ai massimi storici, le ormai immancabili Imprese, più note come Achievement, e continui update disponibili tramite internet. Si evince facilmente che se qualcuno si dovesse approcciare ora alla serie, non lo farà certo partendo dal primo capitolo.
Eppure questo titolo si trova qui ugualmente.
Sì, perché nel 1996 ha de facto sdoganato un genere, non per forza inventato, magari esisteva già un gioco simile diffuso in soli cinque quartieri sud coreani, non ne ho idea. Ma da quel momento in poi, l’enorme quantità di cloni partorita dall’industria videoludica è sempre stata additata come “ah, stile Diablo”, e a ragion veduta.
Quindi in sostanza il 1996 è suo perché glielo dobbiamo. E un po’ perché è un ottimo momento amarcord; quando ho sentito per la prima volta il caprone belare «Pleeeease, no huuuurt, no kiiiiill», mi son emozionato molto di più rispetto a scoprire che, sopresa sorpresa, il bamboccione era in realtà Belial (che fosse il signore della menzogna non era già un significativo aiutino?), per non parlare del vero autentico brividino lunga la schiena nel primo «Ah, fresh meat!» dell’ormai storico Butcher, paragonato al sorrisino melanconico di quando si è risentito a distanza di anni.
Introdurre il concetto dei livelli generati casualmente nello stesso titolo che vede per primo il supporto di Battlenet arrivare a cifre record non può rimanere taciuto. Quindi? Quindi niente, abbiamo fatto quel che andava fatto. Se non lo avete giocato quand’è uscito rimarrete per sempre parzialmente incompleti. Ma niente di grave, infine.


1997 – DUNGEON KEEPER


Altro anno, altro ispiratore di masse. Un giorno alla Bullfrog, un tizio qualunque di nome Peter Molyneux se ne viene fuori con un’idea un tantinino geniale: «Ma perché in ogni singolo gioco fantasy sono sempre gli eroi a dover entrare nel dungeon e sconfiggere i mostri? E se si sviluppasse un gestionale di dungeon in cui bisogna impedire agli eroi di aver la meglio sui propri mostri?».
Eh, il mondo è fatto così: ci sono persone afflitte da scelte fondamentali quali l’accostamento degli abiti o la scelta di cosa mangiare a pranzo; poi ce ne sono altre in grado di abbattere le precedenti frontiere dell’intrattenimento con una singola domanda. Capita.
Anche qui siamo di fronte ad un capolavoro, uno dei tanti che consacra la Ranatoro a miglior casa videogiochesca di sempre, quantomeno nella mia chart personale. Il cambio di prospettiva apre tutta una serie di tematiche che il giocatore medio non aveva mai affrontato prima: la difficoltà nel piazzare una trappola, la fatica di estrarre l’oro ogni santo giorno, il costo di mantenere gli affamati abitanti dei propri tunnel… per non parlare dei loro repentini cambi di umore! Ma la soddisfazione di sconfiggere incauti avventurieri a grappoli non ha prezzo.
Quando parlavo di ispiratore non mi riferivo solo a videogiochi similari, che comunque esistono in larga misura, ma anche dell’influenza esercitata su altri generi ludici, di cui l’apprezzatissimo gioco da tavolo Dungeon Lord ne è un chiaro esempio.


1998 – ZELDA: OCARINA OF TIME



Quando nel 1997 uscì il Nintendo 64 con Super Mario 64 annesso, tanti pensarono di aver raggiunto l’apice dell’esperienza ludica nintendiana, sottoscritto compreso. L’assenza del gioco nella rubrica deriva unicamente dall’aver già menzionato un altro capitolo della saga idraulica e non voler rimanere monotematici, ma è stata indubbiamente una svolta.
“Non c’è verso che i giappi riescano a superare uno standard così alto, hanno proprio tirato fuori il coniglio dal cilindro”. Macché, nemmeno un anno ed estraggono un cavallo dallo stesso cilindro. Un equino di nome Epona, per l’esattezza.
Ocarina of Time è il mio gioco preferito di sempre per console, top 3 indiscussa nell’Olimpo del videogioco in generale. L’uso del pad non raggiungerà mai più vette così alte. C’è tutto: platform, puzzle, combattimenti, livelli segreti, viaggi nel tempo, colpi di scena e sicuramente tanto altro che adesso non mi viene in mente. L’idea di percorrere mano nella mano la vita di un Link bambino, dalle vicende che riguardano la sua foresta alla salvezza di Hyrule, passando per le varie età del protagonista è un punto di partenza già molto, molto alto. Poter saltare da un’età all’altra dipanando i misteri che le caratterizzano è superlativo. Cambiare il mondo che ti circonda con l’uso di canzoni sbloccate con l’avanzare della storia è indescrivibile. Input lanciati in precedenza si incastrano alla perfezione con nuovi spunti inseriti nell’avanzamento e a ogni giro di Hyrule in sella a Epona si scoprono nuovi angoli di mondo non ancora esplorato, custodi di chissà quali nuovi segreti.
Se non siete stati ammaliati da questo capolavoro non avete un cuore. Se invece avete avuto la fortuna di giocarci scrupolosamente ne avrete attorno alla ventina. Questo è il classico titolo a cui bisogna aver giocato una volta nella vita; stavolta non ci sono successori che mantengono le stesse caratteristiche migliorandone solo alcuni aspetti, come può essere per altri titoli citati qui sopra. Quello per 3DS non è un seguito, piuttosto un remake, nonché un ottima occasione per rimettervi in pari nel caso non l’aveste ancora fatto.


1998 – BALDUR'S GATE


Eh sì, non c’è niente da fare: la seconda metà degli anni Novanta è decisamente la più calda. Così calda da farmi infrangere la regola di “un titolo ogni anno”. In questo e nel prossimo mi sarà semplicemente impossibile, non me la sentirei a relegare nessuno di questi mostri sacri a una semplice menzione d’onore. Se Zelda rappresenta l’apice del Nippo videogioco, Baldur’s Gate apre la strada ai meravigliosi mostri sacri del gioco di ruolo su pc. E lo fa in gran stile, usando le regole della seconda osannata versione di D&D, l’Advanced Dungeons & Dragons.
Combattimento in tempo reale per i giocatori più diretti o pigri, gestibile con pause tattiche per chi preferisce avere il controllo su tutto. Sì, io appartengo ovviamente all’ultima categoria.
Party da sei personaggi con ampie scelte di razza e classe, divenuti finalmente concetti separati nel corso degli anni, ottima caratterizzazione dei comprimari e incisività dell’allineamento sul coesistere di alcuni elementi con altri. Non sarà facile convincere un tanto spietato quanto folle caotico malvagio a non estrarre la spada in presenza di un paladino legale buono, solo perché quest’ultimo non lo ritiene “giusto”.
La trama, nonché i momenti a essa dedicati, sono ben bilanciati con i combattimenti, sia come quantità che difficoltà. Insomma, un vero must per i videogiocatori di ruolo, un bel titolo per i videogiocatori in generale. Tra l’altro se vi trovate a volerlo giocare ora per la prima volta, consiglio caldamente l’Enhanced edition, rilasciata negli ultimi mesi dello scorso anno, per la presenza di una modalità di gioco aggiuntiva, l’arena, e la presenza di nuove razze e classi giocabili, sia per il vostro personaggio che a livello di png reclutabili durante l’avventura [O, se non vi spaventa qualche installazione in più, acquistate il pacchetto completo da GOG e usate questi mod per renderlo ancora più strafichissimo della versione Enhanced. NdNedo].
A tal proposito non si può non menzionare la presenza di quello che probabilmente è il personaggio più famoso di tutto il Faerùn: Drizzt Do’Urden. Che poi questo si ritrovi a essere una stereotipata mosca bianca, candida rosellina nata suo malgrado in un giardino di sole spine, è un altro discorso. Se siete tra coloro che lo odiano, pescando la vostra dal sacchetto delle molte validissime motivazioni, per esempio aver ispirato tutta una schiera di giocatori che scassano i loro master per giocare altre eccezioni senza rendersi conto di creare un paradosso col termine stesso, sappiate che potete anche voltare le spalle alla reputazione del vostro party e farne brandelli sanguinolenti. Son soddisfazioni.


1999 – FINAL FANTASY VIII


Affrontiamo subito la questione, prima che si formi inevitabilmente nelle vostre menti: sì, c’è l’VIII e non c’è il VII. Perché? Principalmente perché faccio un po’ quelchediavolomiparebwahahaha, ma anche per il fatto fatto che lo preferisco enormemente al predecessore della stirpe.
Sì, lo so, è pieno di Cloud fan lì fuori, ma lasciatemi spiegare, ho una teoria a riguardo. Parlando con molti amici della faccenda è venuto fuori un fatto: un buon 90% degli interessati concorda nel consacrare a miglior capitolo della serie il primo giocato in ordine cronologico, il che non coincide per forza col primo uscito in tale ordine. Io per esempio ho giocato prima all’VIII, per motivi che non sono mai riuscito a spiegare razionalmente, una serie di coincidenze astrali che il mio subconscio non manca di rimuovere costantemente dalla mia memoria.
Approcciare il Japan RPG per eccellenza porta a due reazioni codificate: abbandonare per sempre il genere o innamorarsene perdutamente, dedicando un posto speciale nella stanzina dei ricordi superpiù a quel titolo che ci ha fatto innamorare, ossia per l’appunto il primo giocato.
E poi la storia. La trama è qualcosa di inspiegabile a parole, estremamente cervellotica nonché intrecciatissima, di quegli intrecci che solo nel Paese del Sol levante sanno tessere, così zeppa di colpi di scena da dover consultare i propri genitori sul quale sia il vostro stesso nome, al termine del gioco non sarete più tanto sicuri nemmeno di quello.
Quindi si procede in direzione del gameplay. Anche qui i passi svolti con Junction e Guardian Force sono giganteschi, donando longevità e caratterizzazioni smisurate. Alcuni hanno trovato noioso assimilare 100 unità di ognuna delle 32 magie esistenti. Io mi ci sono buttato a capofitto, ignaro di essere già irrimediabilmente destinato alla dura vita del farmer. Insomma bello, bello, bello in modo assurdo. Da giocare assolutissimamente.
Ah, per inciso, la saga Final Fantasy è tristemente deceduta dopo il X. Qualsiasi titolo con numero romano progressivo oltre a quello è una volgare imitazione, nonostante il simbolo del copyright, il marchio registrato e la casa produttrice rimasta la stessa. Punto e basta.

1999 – PLANESCAPE: TORMENT


Ultimo della fila ma primo in classifica, questo è, signore e signori, il mio videogioco preferito di sempre. Capolavoro assoluto, a 360°.
Ormai avrete capito che per il sottoscritto la trama è importante in un gioco. Qui siamo davanti ad un’opera invidiata dai migliori scrittori di romanzi in circolazione. Che sistema di regole avrà mai potuto usare? Ma AD&D ovviamente, come il già citato Baldur’s Gate. E cosa ti scelgono come ambientazione? No, niente di che, semplicemente la capitale del Multiverso Planare: Sigil!
Vabbe', allora mettetemici anche PNG arruolabili disseminati nei mondi (il plurale è voluto) di gioco, ognuno altamente personalizzato con una sua storia fatta su misura. Ah, ci sono? Sì, d’accordo, ma sarà il classico titolo che ti affascina solo per poi abbandonarti a una ventina d’ore di gioco scarse. No, qui ne conta cento e non sono nemmeno lontanamente vicino ad averlo completato del tutto.
Difetti? Probabilmente ne avrà, ma non chiedetelo a me perché sono troppo accecato dai pregi per poterli cogliere. Nonostante sia dell’ormai, ahimé, lontano 1999, non voglio dirvi molto di più per non addentrarmi in terreno di spoiler. Questo perché se non l’avete ancora giocato ma siete tra coloro che apprezzano un gioco in cui sapersi destreggiare tra dialoghi insidiosi ha maggior rilevanza rispetto alla semplice capacità di menare le mani, siete moralmente obbligati a gustarvi tale preziosa perla.
Se siete tra i fortunati, malinconici ex residenti di Sigil sentitevi più che liberi, anzi invitati, a condividere con noi tutti orfani del Nameless One i vostri dolci, dolci ricordi che lo riguardano, voi che potete averne. Anche qui sotto nei commenti se lo volete, abbiate solo la bontà di avvisare con un gradito Spoiler Alert coloro che si avventureranno qui sotto ignari di tutto ciò. Dopotutto riconoscere il 1999 come lontano non è poi così destabilizzante.
Ma solo perché questo vuol dire poterci rigiocare beneficiando del naturale effetto Neuralizzatore del tempo, il miglior Man in Black attualmente in servizio.

SPOILER ALERT - Stavolta troverò il modo di toglierti da quella dannata locanda e aggiungerti al party, dannato Ignus!!! [Liberato alla prima partita. All'uscita del gioco. Quando ero un pischello. E a malapena capivo i dialoghi in un inglese sporcato dai dialetti. Di' la verità: ti faceva piacere il suo teporino mentre sorseggiavi una bibita allo Smoldering Corpse Bar! NdNedo].


Si conclude così il nostro viaggio nei meravigliosi anni Novanta, sperando di avervi fatto venire almeno metà della voglia di giocare che mi sono messo addosso da solo. Sì, lo so, ci sono grafiche spettacolari là fuori... ma vuoi mettere ...


Deo Divvi, non pago di bloggare a vanvera, è anche impegnato in 2 progetti largamente attinenti al mondo del fantastico: un serial book fantasy dal nome "Il Cubo di Enascentia" e Thy Shirt, un sito di magliette nerd.

Collabora inoltre con Cultura Ibrida, il blog della casa editrice Lettere Animate


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5 Response to Retrogaming: i fantastici anni Novanta (Part III)

Marco
20 marzo 2013 16:52

FFVIII the Best!!!

26 marzo 2013 17:07

E quel capolavoro di Metal Gear Solid te lo sei scordato???
(ovviamente parlo dell'episodio uscito su PlayStation 1)

Lokeebot
26 marzo 2013 17:10

Non so cosa ne pensi Deo, ma se dovessi scegliere fra Baldur's Gate, Ocarina of Time e MGS, il titolo di Kojima sarebbe il terzo in ordine di preferenza.
Però insomma, ad averne così tutti gli anni :D

Jacchan
4 aprile 2013 17:16

Street Fighter 2 e del 92, il 3 del 97... Una menzione gliel'avrei data. I miei calli nelle mani forgiati dai cab dei bagni della riviera romagnola quando ci si buttava 200 lire me l'avrebbero imposto. :)

Jacchan
5 aprile 2013 14:45

Mamma mia, la menzione d'onore c'era. Devo smetterla di leggiucchiare lokee e fingere di lavorare insieme. Leggo male e fingo male.

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